Col tempo, anche varie aziende tecnologiche stanno passando a delle politiche verdi, cercando di rivolgersi, almeno per la parte di cloud computing, alle energie rinnovabili, con l’obiettivo di raggiungere il 100%. Già Apple, Google e Facebook lo stanno facendo annunciando investimenti, iniziative e progetti.

Ora sembra che Amazon abbia sentito la spinta competitiva e ha annunciato la sua intenzione di fare lo stesso, passando dal carbone alle rinnovabili. Forse la spinta è venuta anche da una classifica realizzata da Greenpeace nel report “Clicking Clean: How Companies are Creating the Green Internet” uscito in aprile sulla sostenibilità dei vari data center, spesso alimentati da fonti fossili inquinanti e in grado di utilizzare grandi quantità di energia e risorse.

La F data come voto ad Amazon probabilmente non era andata giù al più grande cloud pubblico presente sul mercato, così l’azienda ha deciso di realizzare una conversione a lungo termine, che però non è stata ben definita e non risulta molto trasparente, motivo per cui è stata oggetto di critiche da parte di Gary Cook, attivista Senior IT per Greenpeace:

I clienti di Amazon hanno bisogno di più informazioni per essere sicuri che Amazon Web Servirces (AWS) significhi business relativo alle energie rinnovabili. AWS dovrebbe offrire un piano che riveli come intende attuare il suo ambizioso nuovo impegno nei confronti dell’impatto ambientale che realizza.

Lo stesso ha aggiunto, riguardo alle speranze che le promesse vengano mantenute:

Con il più grande cloud pubblico al mondo, aggiungendosi apparentemente a Apple, Google, Facebook e altri nell’impegno per raggiungere una potenza realizzata con energia rinnovabile al 100 per cento, la gara per costruire un Internet verde può essere fatta guadagnando un nuovo concorrente cruciale.

20 novembre 2014
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