A poche ore dal terribile sisma che ha devastato alcuni Comuni del centro Italia al confine tra Lazio, Abruzzo e Marche, sono moltissime le iniziative di solidarietà che stanno prendendo piede per dare una speranza alle persone sopravvissute e a quelli che erano bellissimi borghi della tradizione del nostro Paese. In particolare si sta cercando di diffondere in moltissimi ristoranti quel piatto conosciuto in tutto il mondo che ha preso il nome proprio da Amatrice, uno dei nuclei che è stato maggiormente danneggiato.

In coda a queste iniziative, tra le quali citiamo quella del blogger Paolo Campana, che ha avuto subito molto seguito, si inserisce anche Carlo Petrini, presidente di Terra Madre e Slow Food, che rilancia proponendo il suo progetto: #unfuturoperamatrice.

Quello che fa Petrini è di generalizzare e diffondere la lodevole iniziativa: chiede quindi a tutti i ristoratori, non solo del Paese, ma di tutto il mondo, di inserire all’interno del loro menù proprio l’amatriciana e di tenerla almeno per un anno. Come egli stesso spiega:

In tutto il mondo, attraverso questo piatto simbolo della storia gastronomica di Amatrice, speriamo di poter diffondere anche i valori di solidarietà e condivisione propri della cultura contadina da cui nasce.

Non si tratterà solo di sostegno morale, sarà anche economico, perché lo scopo è quello di donare 2 euro per ogni piatto che verrà ordinato, 1 a carico del ristoratore e 1 a carico del cliente.

Si tratta di una piccola donazione, possibile senza mettere in campo grandi sforzi organizzativi, ma che se diffusa a livello mondiale può dare grande respiro alle risorse messe in campo finora ed essere determinante per una ricostruzione a regola d’arte in tempi brevi, così da veder rifiorire quei bellissimi borghi ora ridotti a macerie.

La preoccupazione di Petrini è che, come molte altre volte è successo, dopo 15 giorni, cessata l’onda emotiva del momento, mediata anche dalla stampa, non si parli più del disastro e diventi un altro evento storico da archivio. Spiega infatti:

Speriamo in questo modo che l’attenzione non svanisca e vada oltre l’onda emotiva del momento: superiamo l’emergenza e iniziamo già da oggi la ricostruzione. Chi ha vissuto questo dramma deve poter ritrovare la normalità il prima possibile, i fondi destinati devono essere durevoli e la raccolta costante.

Il presidente e fondatore di Slow Food si spinge oltre e fa un’altra proposta: invita tutti ad acquistare i prodotti locali e tipici provenienti da quelle zone.

Ciò è importante per aiutare l’economia del posto, perché è anche facendo ripartire le aziende e dando lavoro che si inizia la ricostruzione. Per questo l’associazione, con la sua rete internazionale, si è già attivata per sensibilizzare l’opinione pubblica e diffondere quanto più possibile l’iniziativa.

26 agosto 2016
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