Protagonista di un trend recente, che l’ha riportato in voga sia a scopo alimentare che ornamentale, l’amaranto è certamente una delle piante più gettonate di questi anni. Dai colori intensi dei suoi fiori, nonché dai chicchi da cui si realizza una straordinaria farina, è una varietà che ben si presta alla crescita domestica. Ma come coltivarla in modo autonomo, in vaso oppure in orto?

Prima di coltivare l’amaranto, è buona pratica chiedere consiglio al proprio negozio di botanica o al fornitore di semenze di fiducia. In questo modo, infatti, si potrà vagliare la compatibilità della pianta con le condizioni climatiche del proprio luogo di residenza, nonché scegliere le varietà più adatte ai propri scopi.

Cosa sapere prima di coltivare l’amaranto

L’amaranto è uno pseudo-cereale, ovvero una pianta dalle caratteristiche simili a cereali ma non appartenente alla Graminacee, originario dell’America centrale. Del genere Amaranthus esistono diverse varietà commestibili, sebbene siano principalmente tre le più diffuse: l’Amaranthus caudatus, l’Amaranthus cruentus e l’Amaranthus hypochondriacus. Dotate di un apparato radicale a fittone, queste piante si caratterizzano in natura per altezze fino agli 80 centimetri, a volte anche a un metro, con foglie larghe e variegate, lunghe anche 15 centimetri. Il fusto, corposo, sostiene un’inflorescenza centrale dove si sviluppano tipici fiori dal colore violastro: questi presentano delle piccole capsule, che contengono i semi poi utilizzati a scopo alimentare. La pianta è coltivata dai popoli sudamericani sin da tempi antichissimi, tanto che se ne trova traccia fino alle prime civiltà precolombiane.

Il clima preferito è quello temperato, tendente al caldo, tipico delle regioni d’origine. L’amaranto, tuttavia, presenta una buona adattabilità climatica, tanto che può essere efficacemente coltivato anche nelle zone più a nord dello Stivale. Ama quindi l’esposizione diretta al sole, soprattutto nei mesi di maggior luce dell’anno.

Il terreno ideale è quello morbido, drenante, ricco di sostanze nutritive. Si adatta comunque a molte altre configurazioni di terriccio, anche se risulterà sempre opportuno provvedere a una buona fertilizzazione, anche con concimi organici quali il compost. In particolare, ottiene il massimo della crescita da dimore ricche di fosforo e azoto e, non ultimo, in giardino è utile un’opera di blanda vangatura prima della semina, affinché le sostanze nutritive si distribuiscano in modo uniforme.

Le necessità d’acqua sono ridotte, poiché l’amaranto si adatta facilmente a lunghi periodi di siccità. Il riferimento sarà sempre l’aridità del terreno: si dovrà annaffiare, di conseguenza, solo quando il terriccio apparirà fin troppo secco. In primavera possono quindi essere più che sufficienti i fenomeni atmosferici di stagione, mentre in estate si procede a seconda delle temperature del proprio luogo di residenza, preferendo la prima mattina o il tramonto per la procedura.

Coltivazione in vaso e in orto

L’amaranto può essere facilmente coltivato sia in vaso che in orto, a seconda si preferisca un utilizzo ornamentale della pianta o, in alternativa, la raccolta a scopo alimentare. Si tenga presente, però, come si tratti di una pianta a discreta estensione, quindi il contenitore dovrà essere di adeguate dimensioni.

In ogni caso, la predisposizione del vaso sarà molto importante. Sul fondo andrà adagiato un letto di ghiaia e cocci, ma anche di palline di argilla espansa, per garantire una buona capacità drenante e il costante deflusso dell’acqua. Si riempie il tutto quindi con del terriccio morbido, ricco di sostanze nutritive, anche da compost. In giardino, come già accennato, è utile una blanda opera di vangatura per garantire una buona distribuzione delle sostanze nutritive.

La coltivazione avviene normalmente per semina: i semi dell’amaranto sono molto resistenti, inoltre producono grandi quantità di esemplari, un fatto che rende la pianta a tendenza infestante. Si può ricorrere al semenzaio, questo già dal mese di febbraio, oppure direttamente in dimora a ridosso con aprile, attendendo qualche settimana dalle ultime nevicate. In genere si praticano delle buche di poco meno di un centimetri e si inseriscono un paio di semi, provvedendo poi a diradamento all’apparizione dei primi germogli. La distanza tra gli esemplari è di circa una ventina di centimetri e, per comodità, potrà essere utile coltivare per file. La raccolta, qualora la coltivazione non fosse solo ornamentale, avviene in estate per le foglie, mentre da agosto e settembre per i semi.

Tra le necessità di manutenzione cicliche, pur essendo l’amaranto una pianta rustica, si elenca l’eliminazione di erbacce e altre piante infestanti, nonché il controllo degli afidi.

14 febbraio 2016
Lascia un commento