Il livello di rame nell’organismo può favorire e accelerare la comparsa del morbo di Alzheimer: sono due le ricerche che dimostrano il legame fra la sostanza e la demenza presenile dovuta a questa malattia neurodegenerativa.

Il primo lavoro è italiano: apparso un mese fa sulla rivista Annals of Neurology, è stato condotto da un team di ricercatori provenienti dai centri Fatebenefratelli di Roma e di Brescia, in collaborazione con l’Università Cattolica-Policlinico Gemelli. Secondo i risultati dello studio, durato 6 anni e condotto su 144 pazienti con una demenza cognitiva lieve, elevati livelli di rame non-ceruleoplasminico (Non-Cp) nell’organismo stimolano un aumento del 50% delle possibilità di degenerazione della demenza in Alzheimer. Al contrario, solo il 20% dei pazienti caratterizzati dalla demenza cognitiva lieve e bassi livelli di rame Non-Cp, chiamato anche “rame libero”, ha sviluppato una forma accelerata di Alzheimer.

Un risultato non da poco, dal momento che i livelli di rame nell’organismo sono modificabili attraverso una dieta ad hoc o anche grazie ad alcuni farmaci a base di zinco. Rosanna Squitti, ricercatrice del Fatebenefratelli e coordinatrice del team di ricerca, ha spiegato:

Il rame è un elemento essenziale per la vita, che introduciamo nel nostro organismo attraverso la dieta. Le linee guida sono rivolte a chi presenta difficoltà nel metabolismo di questo metallo, cioè lo elimina con più difficoltà. Pertanto prima di fare qualsiasi dieta, è necessario verificarlo. In particolare, le persone che hanno superato i 55 anni e sospettano di avere delle dimenticanze, oltre all’esame del colesterolo e alle altre indagini del caso, possono effettuare anche il test del rame Non-Ceruloplasminico, cosiddetto “tossico” o libero.

La conferma del legame arriva anche da una ricerca più recente, pubblicata sulla rivista Neurobiology of Aging e condotta da un team internazionale con base a Washington, su iniziativa del Physicians Committee for Responsible Medicine. Lo studio, condotto su un campione di oltre 19.000 persone, dimostra i legami fra una dieta ricca di rame e le probabilità di insorgenza dell’Alzheimer in pazienti anziani: questi soggetti devono tenere sotto controllo l’assunzione del rame tramite l’alimentazione e controllarne i livelli regolarmente, con un semplice test del sangue (C4D).

In particolare, il team suggerisce 7 linee guida riguardanti dieta e stile di vita che i soggetti a rischio possono seguire, concentrandosi sull’importanza di evitare prodotti come i frutti di mare, che contengono alti livelli di rame, e su uno stile di vita che metta al bando la sedentarietà. Di seguito, i consigli:

  1. Osservare una dieta ricca di verdure e frutta fresche;
  2. Introdurre nel proprio menù quotidiano 15 mg di vitamina E;
  3. Scegliere prodotti privi di alluminio;
  4. Cercare di assorbire 2,4 mcg di vitamina B12 al giorno;
  5. Controllare che le vitamine assunte non contengano né rame né ferro;
  6. Fare almeno due ore di sport a settimana;
  7. Eliminare completamente dalla dieta i grassi saturi.

27 maggio 2014
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I vostri commenti
sabato rainone, mercoledì 9 luglio 2014 alle12:13 ha scritto: rispondi »

Complimenti alla ricercatrice dott.ssa Rosanna Squitti per la sua ricerca vorrei saperne di più perchè ho un parente che stà all'izio della malattia cosa si può fare e quale alimentazione giusta deve seguire

pina , giovedì 29 maggio 2014 alle13:40 ha scritto: rispondi »

Grande merito ai ricercatori che si dedicano a queste terribili malattie che colpiscono gli anziani, spesso sono abbandonati a se stessi o scaricati sulle famiglie...una società che abbandona gli anziani, non può definirsi una società civile.

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