Una moda libera da sostanze chimiche ed inquinanti: è quello che chiede Greenpeace con la campagna “The Fashion Duel”, che ha “colpito” finora le firme internazionali dell’alta moda e del pret-a-porter, convincendo una buona parte dei marchi a convertirsi ad un nuovo corso ecosostenibile.

Questa volta è toccato a Dolce&Gabbana, uno delle case accusate di usare ancora sostanze tossiche per la produzione dei propri capi: durante la Settimana della moda milanese, gli attivisti dell’associazione ambientalista hanno accolto gli stilisti con uno striscione di 60 metri quadri sulla tettoia del teatro Metropole, che riportava le parole: “Bugie Tossiche gentilmente offerte da Dolce&Gabbana” (Toxic Lies. Courtesy of Dolce&Gabbana).

E non è un caso che l’obiettivo sia proprio il brand italiano: l’ultimo rapporto di Greenpeace International sottolinea infatti come le stesse sostanze chimiche usate dai marchi di largo consumo, siano impiegate anche dalle grandi firme dell’alta moda internazionale perfino per per produrre capi per bambini: oltre a Dolce & Gabbana, si citano Versace e Louis Vuitton. Chiara Campione, responsabile del progetto The Fashion Duel di Greenpeace, ha spiegato:

Ci sembrava giusto far sapere al parterre del Metropol che lo show che sta per aprirsi è potenzialmente il prodotto finale di una filiera tossica, che inquina l’ambiente e mette in pericolo la salute di tutti noi.

Le sostanze chimiche pericolose ritrovate sui prodotti a marchio D&G dimostrano che questo brand non ha nessun controllo sulla propria filiera e non può quindi garantire ai propri clienti di non essere complice dello scandalo tossico che avvelena l’Alta moda.

Questa non è la prima azione che Greenpeace porta avanti alla Settimana della moda, importante vetrina del fashion business internazionale: arriva, infatti, pochi giorni dopo quella effettuata alla Galleria Vittorio Emanuele. Sempre all’indirizzo di Dolce&Gabbana, altre azioni di protesta sono state inscenate in contemporanea a Honk Kong, Berlino e Monaco. La responsabile della campagna Fashion Duel ha concluso:

Nonostante le ripetute richieste, iniziate più di un anno fa con la classifica The Fashion Duel, Dolce&Gabbana non ha mai risposto né a noi né alle migliaia di consumatori che chiedono di conoscere cosa finisce esattamente nei loro prodotti. Crediamo che sia arrivato, per Dolce&Gabbana, il momento di parlare chiaro, e far vedere a tutti di che stoffa sono fatti loro e i vestiti che producono.

25 febbraio 2014
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I vostri commenti
Salvini Giancarlo, martedì 25 febbraio 2014 alle19:49 ha scritto: rispondi »

Non mi sembra una azione corretta l'accusa rivolta a Dolce e Gabbana se non siqualificano le sostanze tossiche, ci si limita a ddir che i loro vestiti fanno male, ma non si dice il perchè, la considero una azione disonesta.

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