Alluvione in Liguria, WWF denuncia: rischio idrogeologico sottovalutato

Il disastro in Liguria è stato (ed è) di tali dimensioni, che è davvero difficile restare impassibili e non rendersi partecipi almeno emotivamente dell’evento. Alla disperazione ed al cordoglio si unisce, ed è normale che sia così, anche una bella dosa di rabbia: era possibile evitare tutto ciò o almeno ridurre i danni?

La pioggia non è certamente un evento che possiamo controllare; diversa è però la situazione se parliamo di dissesto idrogeologico, della costruzione di interi quartieri sulle vecchie anse di fiumi, della riduzione forzata, tramite cemento, della portata di molti “rii minori”.

A lanciare il proprio “j’accuse” contro la politica dissennata del territorio ci ha pensato in primis il WWF. In una nota scritta da Marco Piombo, presidente della sezione Liguria, l’associazione riassume brevemente non solo le cause che hanno portato al verificarsi del dramma, ma anche quale sia la direzione da intraprendere per scongiurare tali pericoli anche nel futuro.

Per quanto riguarda la ricostruzione dell’accaduto, il tono critico appare evidente:

I piani di bacino provinciali in Liguria sono stati spesso oggetto di varianti che hanno permesso in questi ultimi decenni di costruire in prossimità di fiumi, torrenti e rii minori tutelati da “regi” vincoli paesaggistico-ambientali. Detti piani debbono essere oggetto di una urgente rivisitazione e di una attenta ripianificazione territoriale ed idraulica. In particolare mi riferisco ai rii definiti “minori” che spesso sono quelli che in eventi alluvionali come quelli accaduti nella Provincia di la Spezia ed a Genova città hanno contribuito in maniera determinante a provocare danni ingenti. Non dimentichiamoci poi delle numerose opere edilizie che hanno ristretto o ostruito la portata idraulica ma anche la presenza di riempimenti di terreni, abbandoni di rifiuti presenti nei fiumi, il problema degli incendi che hanno devastato i boschi a monte di queste aree.

Insomma, quello che è successo è il frutto di anni di lottizzazioni urbanistiche, troppo spesso attuate ai danni del patrimonio ambientale della Regione. Senza un’attenta politica di riqualificazione e, soprattutto, senza una messa in discussione delle concessioni edilizie, allora, le cose possono soltanto andare a peggiorare.

In questo senso Marco Piombo stila una lista precise delle iniziative da attuare con priorità:

  • Una moratoria; stop a nuove concessioni edilizie e blocco di quelle in iter autorizzativo situate in prossimità dei fiumi, torrenti, rii minori con una revisione dei piani di bacino che ne includano tutte le verifiche idrauliche.
  • Cambiare le regole dannose, soprattutto è indispensabile eliminare, almeno per le aree a rischio idrogeologico o comunque per la fascia di 150 metri dai corsi d’acqua, tutti i meccanismi urbanistici che favoriscono (economicamente) l’espansione urbanistica da parte dei Comuni.
  • Favorire il ripristino delle fasce fluviali. Lungo i corsi d’acqua dovrebbero essere favoriti spazi verdi, parchi e giardini nelle città e la riqualificazione della vegetazione naturale in campagna indirizzando per questi interventi le misure dei Piani di sviluppo rurale in modo da favorire gli agricoltori in quest’azione.
  • Ridurre l’impermeabilizzazione dei centri urbani e del territortio. Nei centri abitati è indispensabile che vengano rese permeabili tutte le superfici possibili.

Non è però solo un problema di politica locale, o almeno non possiamo ridurre quanto successo soltanto ad un problema “ligure”. In effetti, il disseto idrogeologico è una piaga che colpisce un po’ tutto il Bel Paese. In un’altra nota, il WWF segnala quindi come proprio in questi giorni siano scomparsi dalla finanziaria per il 2012 i 500 milioni di euro promessi per la lotta e la prevenzione al dissesto.

Si tratta, insomma, di provvedimenti miopi a cui si dovrà porre rimedio al più presto.

Fonti: Levante News
WWF.it

7 novembre 2011
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