La Procura di Genova prova a far luce sulle responsabilità dell’alluvione che il 9 e il 10 ottobre 2014 devastò la città, causando ingenti danni alle case e alle attività commerciali e la morte di Antonio Campanella. L’uomo, un ex infermiere dell’ospedale San Martino in pensione da 2 anni, fu colto dalla furia delle acque del torrente Bisagno mentre attraversava un sottopassaggio in via Canevari per andare a controllare lo stato della piena.

I pm Patrizia Ciccarese e Gabriela Dotto hanno chiesto il rinvio a giudizio per Raffaella Paita ex assessore regionale alla Protezione Civile che oggi ricopre la carica di capogruppo del Pd. I reati contestati a Paita sono di “omicidio colposo” e “disastro colposo”. Stessi capi d’imputazione formulati nei confronti del dirigente della Protezione civile della Regione Liguria Gabriella Minervini.

Secondo i pubblici ministeri le piogge torrenziali che sono cadute sulla città di Genova sin dal tardo pomeriggio dell’8 ottobre dovevano far scattare l’allerta meteo. L’avviso alla popolazione e alle autorità locali sul rischio di esondazione dei fiumi non è stato diramato. Un errore imperdonabile che secondo i pm avrebbe impedito le misure di contenimento dell’alluvione e messo a repentaglio la vita dei cittadini.

Diramare l’allerta avrebbe permesso di velocizzare l’intervento dei soccorritori contenendo i danni alle infrastrutture e alle attività commerciali. La Paita si è sempre professata estranea ai fatti, dichiarando di avere piena fiducia nel lavoro della magistratura e sottolineando i confini tra i tecnici e gli amministratori pubblici:

Se passa l’idea che al politico viene attribuita responsabilità tecnica nessuno al mondo vorrà più fare l’assessore.

Al momento sono ben 760 i cittadini che hanno deciso di denunciare le autorità comunali per non aver avvertito la popolazione e attivato misure di protezione. I residenti che hanno riportato danni per l’esondazione dei torrenti Bisagno, Fereggiano, Sturla e Scrivia hanno annunciato che si costituiranno parte civile in caso di processo.

Nel corso dell’ultimo anno al Comune sono pervenute ben 2 mila richieste di risarcimento danni per un ammontare complessivo di 40 milioni di euro. Molte attività commerciali non sono più riuscite a rialzarsi a causa dell’alluvione.

A un anno dall’alluvione i comitati civici dei quartieri più colpiti dalla furia delle acque ricordano gli angeli del fango e chiedono interventi di messa in sicurezza del territorio dal dissesto idrogeologico.

Gli ambientalisti premono per punire più duramente le speculazioni edilizie che da 20 anni stanno devastando Genova. La cementificazione selvaggia e i mancati interventi per la pulizia dei fiumi hanno amplificato i danni causati dalle piogge torrenziali.

23 ottobre 2015
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