Le piogge incessanti che si sono abbattute nei giorni scorsi nelle zone dell’Emilia Romagna – nell’area nord verso Albareto, Sorbara, Bomporto e Bastiglia – hanno causato la tracimazione di molti corsi d’acqua. In particolare del fiume Secchia, coinvolgendo anche gli argini del Trebbia, del Taro, dell’Enza, del Panaro e del Reno. Le ondate che si sono formate hanno superato le barriere e, in alcuni casi, creato falle che hanno spinto l’acqua oltre i limiti consentiti, riversandola nei centri abitati. Danni ingenti per case, popolazione e animali.

La problematica causata da un’insolita abbondanza di piogge di stagione ha prodotto molti sfollamenti e anche un disperso, mantenendo alta l’attenzione nei confronti dell’allerta meteo. Secondo alcune teorie dell’Aipo (Agenzia interregionale per il fiume Po) la responsabilità delle falle sarebbe da attribuire a nutrie e volpi, colpevoli di aver scavato varchi e tane. Ma come hanno dichiarato gli stessi esperti, gli animali non avrebbero nessuna colpa: le falle coinvolgerebbero le parti in cemento degli argini. Il cedimento sarebbe da imputare ad altre problematiche ancora al vaglio degli ispettori. La Procura ha aperto un’indagine per disastro colposo, mentre alcune associazioni animaliste – come Enpa e Lav – sono scese in campo in difesa delle nutrie.

Secondo l’avvocato Massimo Jasonni, interpellato in difesa delle famiglie colpite dal danno e pronte per una class action:

Poco credibili per gli abitanti della bassa le spiegazioni fornite dall’Aipo. Sono decenni che le nutrie scavano negli argini. Quella che è mancata, e radicalmente, è stata la custodia delle acque pubbliche e, più in particolare, la cura del corso, dell’alveo e degli argini dei fiumi.

Di sicuro la risposta per i soccorsi è stata tempestiva e ha interessato sia i cittadini dei paesi del modenese che gli animali. Molti gli esemplari di affezione, o di allevamento, intrappolati nelle abitazioni e nelle stalle evacuate in modo repentino. Pompieri, esponenti dell’ufficio Diritti degli animali del Comune di Modena e del Servizio faunistico della Provincia, ma principalmente i volontari del centro fauna selvatica Il Pettirosso di Modena, si sono prodigati per il recupero di cani, gatti, asini e cavalli. Raggiunti gli spazi abitativi con una piccola barca per i soccorsi, gli uomini de Il Pettirosso hanno camminato nelle acqua alte accompagnando gli animali, in alcuni casi sollevandoli in braccio, fino a raggiungere la terra ferma e la salvezza.

24 gennaio 2014
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