L’alluvione di Genova dello scorso 4 novembre ha scritto una nuova triste pagina sul tema del dissesto idrogeologico. Oltre 200 milioni di euro i danni stimati dopo l’ultima esondazione del Fereggiano di venerdì. Non soltanto il capoluogo ligure in piena emergenza: l’intera regione e varie località anche in Toscana hanno dovuto fare i conti con allagamenti e frane mentre l’isola d’Elba, dove un’anziana signora ha perso la vita nei giorni scorsi, ha chiesto lo stato di calamità.

Disastri che potevano e dovevano essere evitati. A dichiararlo Legambiente in occasione della pubblicazione del nuovo dossier sul rischio idrogeologico in Italia. Il mancato intervento per la messa in sicurezza di fiumi, torrenti, terrapieni e di altre criticità legate al dissesto idrogeologico ha permesso il ripetersi di esperienze, come nel caso di Genova, assolutamente prevedibili.

Provvedimenti che ad ogni modo, secondo Vittorio Cogliati Dezza – presidente nazionale di Legambiente – non sarebbero più sufficienti:

Eventi estremi, certamente, ma non più eccezionali perché solo negli ultimi due anni si sono succedute ciclicamente piogge di eguale se non superiore intensità su tutto il territorio italiano. Una gestione sbagliata del territorio e la scarsa considerazione delle aree considerate ad elevato rischio idrogeologico, la mancanza di adeguati sistemi di allertamento e piani di emergenza per mettere in salvo la popolazione, insieme ad un territorio che non è più in grado di ricevere precipitazioni così intense, sono i fattori che hanno trasformato un violento temporale in tragedia.

Interventi che, prosegue ancora Vittorio Cogliati Dezza, dovranno però andare oltre la semplice informazione:

Crediamo sia necessario lanciare un piano di prevenzione complessivo, che contempli le operazioni di messa in sicurezza delle zone a rischio, le delocalizzazioni degli edifici nelle aree golenali, la manutenzione del territorio ma anche e soprattutto la formazione dei cittadini.

9 novembre 2011
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