Ben presto potremo allungare la vita del cane, allontanando il triste momento dell’addio. È il proposito di una sperimentazione molecolare presso l’Università di Washington, dove si stanno testando dei farmaci anti-aging per consentire a Fido di vivere più a lungo e in perfetta salute. Naturalmente, serviranno anni di studi e verifiche prima che un simile prodotto possa fare la sua apparizione sul mercato.

Il ricercatori non vogliono ovviamente trasformare il cane in un highlander, allungandone l’esistenza più delle sue caratteristiche etologiche. Tuttavia, così come il genetista Daniel Promislow sottolinea, pare sia possibile agire sulla curva della mortalità, quel tanto da guadagnare quel paio di anni in più per godere dell’affetto dell’animale domestico. Una scelta non solo egoistica, almeno dal punto di vista dei proprietari, ma anche di salute: i farmaci in via di elaborazione, infatti, potrebbero contenere alcuni dei disturbi tipici della vecchiaia canina. Così spiega Matthew Kaeberlein, biologo molecolare dell’Università:

Non si sta parlando di raddoppiare la salutare aspettativa di vita di un animale domestico. Ma di un aumento del 10 o del 15%, anche se credo incrementi maggiori siano possibili.

Grazie a un brainstorming condotto in quel di Seattle fra i massimi esperti di genetica, biologia e farmacologia, si è tentato di stabilire delle line guida generali per la miglior combinazione di molecole e somministrazioni, affinché un cane possa vivere una vecchiaia in salute senza alcun effetto collaterale. In particolare è emerso come la rapamicina, un immunosoppressore solitamente utilizzato per la contenzione del rigetto nei casi di trapianto, manifesterebbe negli animali un effetto anti-età. Oltre 50 studi di laboratorio confermerebbero come la molecola possa ridurre le chances di sviluppare malattie degenerative, tanto da estendere l’aspettativa di vita dal 9 al 40% a seconda della razza. Un fatto che, vale la pena precisarlo, avrebbe effetto al momento solo sugli animali: nell’uomo, una somministrazione continua del farmaco può produrre effetti collaterali rilevanti, come la difficoltà di rimarginare le ferite e una scarsa protezione verso agenti esterni anche banali.

Kaeberlein spiega come il farmaco anti-rigetto sia in grado di inibire una proteina legata alla crescita cellulare. In questo modo, le cellule crescono molto più lentamente: un vantaggio nella terza età dei quadrupedi, quando patologie degenerative e tumori si sviluppano a ritmi davvero velocissimi. Inoltre, dallo studio sui topi è emerso un preciso effetti antinfiammatorio e di protezione dei tessuti, soprattutto a livello del cuore.

Come già ricordato, ci vorranno anni prima che questa sostanza o nuovi farmaci possano essere prescritti come trattamento per la terza età del cane, anche perché i ricercatori dovranno vagliare per quale motivo alcune razze rispondano meglio di altre, quindi gli effetti a lungo termine.

4 novembre 2014
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