È noto da tempo come le attività di allevamento intensivo, in particolare di bovini, possano avere un impatto considerevole sulle emissioni in atmosfera e, di conseguenza, sui cambiamenti climatici. L’anidride carbonica prodotta sia per il foraggio che per l’accudimento degli animali, a cui si aggiungono i gas prodotti fisiologicamente dalle stesse mucche, sarebbero una delle cause principali del surriscaldamento globale in corso, oltre alle ben più note fonti d’inquinamento. Uno studio finanziato da NASA, tuttavia, lancia un nuovo allarme: il peso della produzione di carne e latticini potrebbe essere più alto rispetto a quanto precedentemente ipotizzato, addirittura di 11 punti percentuali in più.

La nuova ricerca, pubblicata sulla rivista Carbon Balance and Management, svela come la produzione di gas metano dovuto agli allevamenti sia, in relazione ai dati 2011, di 11 punti percentuali più alta rispetto alle stime del 2006 rese note dall’Intergovernmental Panle on Climate Change. Questi gas sarebbero principalmente dovuti alle attività digestive delle mucche, nonché alla produzione di feci. Sebbene su piccola scala appaia assolutamente fisiologico che i bovini producano questi scarti, bisogna considerare come le mucche presenti sul Pianeta siano oltre 1.5 miliardi, con stime peraltro al ribasso: ognuna di queste può produrre dai 113 ai 189 litri di gas ogni giorno.

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Per quanto i problemi di surriscaldamento globale dipendano drammaticamente dall’aumento delle emissioni di anidride carbonica in atmosferica, anche il metano contribuisce a questo fenomeno. Si tratta di un gas che, intrappolando con più efficacia il calore prodotto dal sole, rappresenta uno dei principali responsabili dell’effetto serra. Per questo motivo il team di ricerca ha voluto rianalizzare i dati del 2006, confrontandoli all’effettiva produzione attuale: nel corso di dieci anni, i gas sono aumentati dell’11%: di questa porzione, 8.4% è relativa alla digestione dei bovini, mentre il 34% dalle attività di gestione e smaltimento delle feci.

Tra le ragioni principali di questo aumento, l’estensione di nuove strutture di produzione nelle nazioni emergenti, nonché un’evoluzione delle attività di allevamento verso razze selezionate su base genetica, privilegiando gli esemplari più grandi. Così spiegano i ricercatori:

In molte regioni del mondo, i numeri dell’allevamento stanno cambiando e si dirigono ora verso animali più grandi, dal maggiore consumo di cibo. Questo, accanto ai cambiamenti nella gestione degli allevamenti stessi, può portare a maggiori emissioni di metano.

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Al momento, non è dato sapere se i nuovi dati possano portare a nuove misure per gli allevamenti a livello internazionale, né l’eventuale creazione di nuove politiche per la tutela ambientale.

2 ottobre 2017
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