Allevamenti intensivi: stop ai fondi UE, la denuncia di Greenpeace

Greenpeace vuole chiedere all’Unione Europea e al Governo italiano di tagliare i sussidi agli allevamenti intensivi per sostenere invece le aziende agricole che producono con metodi ecologici. Questo perché nei primi, quelli sostenuti con tanti fondi, verrebbero utilizzate grandi quantità di antibiotici e gli animali sarebbero nutriti con mangimi coltivati usando pesticidi e fertilizzanti chimici.

Questo, secondo Greenpeace, consente di offrire la carne a buon mercato negli scaffali dei supermercati, “che finisce nei nostri piatti e che sta facendo ammalare noi e anche il Pianeta. Il prezzo della carne lo paghiamo con la nostra salute”, denuncia l’associazione.

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Si legge sul sito Web progettato per l’occasione che l’Italia è il secondo paese in Europa per l’utilizzo di antibiotici negli allevamenti, che vengono somministrati agli animali (in oltre 1300 tonnellate all’anno) per prevenire “le conseguenze di condizioni igieniche e ambientali inadeguate e insostenibili, che li sottopongono a forte stress e molta sofferenza”.

Non solo: fertilizzanti, erbicidi, insetticidi e altre sostanze chimiche utilizzate per produrre mangimi inquinano suolo e corsi d’acqua, così come liquami e nitriti, contribuendo così all’inquinamento atmosferico e causando vari problemi di salute, associati all’acqua contaminata.

Proprio per via di tali pratiche, la carne costerebbe meno e per tale motivo Greenpeace sottolinea che le persone sarebbero incoraggiate a consumarla “ignorandone i rischi per la salute”. Per chiedere lo stop ai fondi pubblici dall’Unione Europea per gli allevamenti intensivi, l’associazione ha lanciato una petizione.

16 maggio 2018
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