Allergie da scarpe e vestiti: Anses chiede più restrizioni e info

Sono sempre più le persone in tutto il mondo a soffrire di allergie da scarpe e vestiti, a volte molto gravi e particolarmente difficili da prevenire. A causarle, la presenza di sostanze chimiche nel materiale usato, che molto spesso non vengono dichiarate dai produttori.

Dopo tante testimonianze sulle allergie scatenatesi nell’ultimo anno dai lettori di 60 Millions of Consommateurs, e di fronte a quello che è divenuto un vero e proprio problema per la salute pubblica, l’Autorità francese per la sicurezza alimentare e la salute (Anses) ha condotto uno studio sugli “effetti sensibilizzanti / irritanti della pelle di sostanze chimiche presenti nelle calzature e nei tessuti per abbigliamento” giungendo alla conclusione che si ha la necessità di un quadro normativo rafforzato sul permesso di utilizzo di queste sostanze, e di meglio informare i consumatori su ciò che andranno a mettere a contatto con la propria pelle.

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Per identificare le molecole sensibilizzanti, ha condotto test su venticinque campioni di tessuti (biancheria intima, leggings, jeans, abbigliamento sportivo e altro ancora) presi dai negozi, e di 14 calzature. Varie le sostanze chimiche trovate che, secondo le indagini dell’Anses, non vengono ricercate nei test allergologici: 2-fenossietanolo, para-fenilendiammina (PPD), acetofenone azina, etossilati di nonilfenolo, cromo quelle più comuni.

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Per alcune molecole, inoltre, il lavaggio dei capi e delle scarpe sembra non avere alcun impatto nel diminuire gli effetti, anzi in alcuni casi addirittura aumenterebbero. A ogni modo l’agenzia consiglia di lavare sempre gli indumenti prima di indossarli dopo averli acquistati. Inoltre chiede agli enti regolamentatori di inserire le sostanze chimiche utilizzate dai produttori direttamente nell’etichetta, e di abbassare la soglia consentita per nichel e cromo, responsabili di molti casi di allergie.

19 luglio 2018
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