L’allergia all’ambrosia è una delle peggiori e più fastidiose tra le allergie ai pollini. La responsabile delle manifestazioni che colpiscono moltissimi italiani sarebbe nello specifico Ambrosia artemisiifolia, una specie che arriva dal Nord America, ma che da molti anni si sta diffondendo nel Nord Italia (negli ultimi anni anche al centro) e in altri Paesi come Francia, Ungheria e Paesi dell’Est Europa.

La particolarità di questa pianta è che non ha una sola fioritura durante l’anno: fiorisce da maggio a giugno, ma poi ritorna attiva nel mese di agosto in alcuni casi fino ad ottobre. Chi è allergico a questa pianta facilmente è sensibilizzato anche nei confronti di altri pollini e si ritrova così a lottare con i caratteristici sintomi per un periodo di tempo notevolmente più esteso.

L’elevato grado di allergenicità dell’ambrosia dipende dal periodo prolungato di fioritura e dalla produzione abbondante di fiori e quindi di polline. I granuli pollinici sono a forma di chicco di riso e sono dotati di uncini che permettono loro di agganciarsi a qualsiasi cosa. Possono essere quindi trasportati dal vento, ma anche da animali, persone e cose che li portano su di sé, coprendo enormi distanze. Sono di dimensioni molto piccole, è facile quindi che entrino nelle basse vie respiratorie creando tutta una serie di disturbi.

Sintomi e interazioni

I sintomi dell’allergia all’ambrosia, più o meno come le altre allergie da pollini, sono simili a quelli che si manifestano in caso di forte raffreddore o di sindrome influenzale: naso chiuso che cola e rinite, congiuntivite, bruciore e prurito agli occhi, affaticamento, difficoltà a respirare, tosse e nei casi più gravi si può arrivare all’asma.

Molte delle persone sensibilizzate nei confronti dell’ambrosia subiscono anche gli effetti delle graminacee e di una muffa, la alternaria (che cresce su frutta e verdura in decomposizione). Queste possono interferire con l’allergia peggiorandone le conseguenze. Anche i cibi hanno il potere di rendere i sintomi più seri. Si tratta di un fenomeno chiamato “reazione crociata”, in relazione al quale alimenti come melone, anguria e banana dovrebbero essere evitati.

Rimedi

La prima cosa da fare, se non si vuole passare l’estate a lacrimare e a soffiarsi il naso, è tenersi lontano da questa pianta. Sono molte le amministrazioni che hanno cominciato a diffondere i calendari delle fioriture che contengono preziose informazioni sui periodi precisi della fioritura e sulle concentrazioni polliniche. Spesso inoltre si interviene per bloccarne la diffusione. In Lombardia per esempio delle ordinanze regionali hanno imposto lo sfalcio ripetuto nei mesi precedenti alla fioritura e spesso si agisce ulteriormente con lavorazioni del terreno o con metodologie chimiche.

Qualora però tutto questo non fosse sufficiente e non si riuscissero ad evitare spiacevoli manifestazioni bisogna tenere presente che il principio seguito per la cura di questa, come di altre allergie, è quello secondo il quale è necessario desensibilizzare il soggetto piuttosto che curare semplicemente i sintomi.

Il metodo più consigliato è il vaccino, che può essere iniettato sotto pelle o assunto sotto la lingua e che va somministrato 3 mesi prima che inizi la pollinazione. Modifica il decorso della patologia e impedisce che i sintomi peggiorino di anno in anno. In alternativa ci sono i classici antistaminici e cortisonici.

Se si vuole optare per dei rimedi naturali esistono in commercio delle soluzioni omeopatiche, minerali o fitoterapiche. Tra quelle minerali ci sono composti a base di manganese, rame e zinco, tra quelle fitoterapiche si segnalano olio di ribes nero, olio di Perilla, composti a base di ribes nero e di Viburnum lantana.

Nei casi non particolarmente gravi si può provare anche con l’agopuntura. Meglio sempre provare con i metodi più blandi e consultare un medico qualora le cure scelte non sortissero l’effetto voluto.

9 agosto 2016
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