Allattamento al seno riduce il rischio di infarto e ictus

L’allattamento al seno potrebbe ridurre il rischio di infarto e malattie cardiovascolari più delle statine. A sostenerlo uno studio condotto negli USA e guidato dal prof. Thomas McDade, antropologo presso la Northwestern University di Evanston, nell’Illinois.

Nello specifico, il latte materno garantirebbe ai neonati una protezione più efficace rispetto a quanto assicurato dal farmaco, il cui effetto principale è di inibire la naturale produzione di colesterolo da parte dell’organismo umano.

Lo studio ha interessato circa 7.000 individui al di sopra dei 15 anni, dei quali sono stati analizzati i livelli di CRP (proteina C-reattiva) al momento dell’analisi con il peso alla nascita e la scelta materna relativa all’alimentazione. Dal livello di questa proteina deriva, se elevato, un aumento del rischio di malattie cardiovascolari (come infarto e ictus) e di diabete di tipo 2.

Il livello della proteina in coloro che erano stati allattati per un periodo minimo di tre mesi è risultato inferiore del 20% rispetto a chi era stato allattato in differente modo. Percentuale che sale al 30% confrontando il valore di questi ultimi con chi ha ricevuto l’allattamento al seno per un anno. A sottolineare l’importanza di questa tipologia di alimentazione per i neonati è lo stesso McDade, che ha affermato:

Più a lungo seguiamo questo gruppo e maggiori sono le possibilità di riscontrare infarto e diabete in coloro che non hanno ricevuto l’allattamento al seno. Spero che questo documento attiri l’attenzione sul tema come un importante problema sociale e aiuti le donne a scegliere l’alimentazione al seno per i propri figli.

È come se ogni disturbo o patologia che sia legata al sovrappeso o all’obesità possa essere tracciata tornando indietro all’allattamento al seno, includendo in queste malattie autoimmuni, demenza e tumori.

Molte se non tutte queste patologie potrebbero essere direttamente o indirettamente legate all’allattamento al seno. Si tratta di un problema di salute pubblica rilevante. Se riusciamo a incrementare i tassi di allattamento al seno potremo poi in futuro dividere le spese sanitarie pubbliche.

23 aprile 2014
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