L’allattamento al seno fa bene ai neonati, ma non ridurrebbe il rischio di obesità infantile. A sostenerlo uno studio guidato dal Dr. Richard Martin, professore di epidemiologia clinica presso l’Università di Bristol (UK), condotto su circa 14 mila bambini bielorussi e pubblicato sul Journal of the American Medical Association. Dalla ricerca sarebbe emerso come non vi fosse particolare connessione tra il sistema di nutrimento materno e la riduzione del rischio di sviluppare un peso al di sopra della norma. Critiche sono però arrivate dagli USA a causa delle modalità di svolgimento dei test e della scarsa riproducibilità dei risultati al di fuori del contesto bielorusso.

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Contraddicendo quanto contenuto in un recente studio condotto in Irlanda, l’allattamento al seno dei neonati non avrebbe prodotto valori significativi di riduzione dell’obesità nei 13.879 bambini bielorussi sottoposti a controlli tra il 2008 e il 2010. La ricerca ha coinvolto all’inizio 17.046 nuovi nati tra il 1996 e il 1997, a loro volta divisi in due gruppi: uno a cui è stata lasciata carta bianca riguardo l’alimentazione da seguire, mentre a un altro è stato chiesto di seguire un sistema di allattamento al seno così come previsto dalla World Health Organiztaion/UNICEF Baby-Friendly Hospital Initiative.

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Una delle prime indicazioni fornite ha riguardato la durata e l’esclusività del nutrimento tramite il seno materno, superiore in entrambi gli aspetti per i neonati allattati secondo il programma UNICEF. Durante i controlli effettuati nel triennio di riferimento 2008-2010 sarebbe emerso come in ambedue i gruppi i bambini sovrappeso sarebbero stati circa il 15% mentre gli obesi il 5%. Come afferma lo stesso Dr. Martin:

Ci sono molte prove a favore del continuare a sostenere l’allattamento al seno, ma in termini di riduzione del rischio di obesità sembrano non esserci corrispondenze.

Scettica riguardo le conclusioni della ricerca si è mostrata la Dr.ssa Deborah Campbell, direttore della Divisione di Neonatologia presso il Montefiore Medical Center di New York. Le critiche avanzate riguardano in particolare la scarsa riproducibilità dei risultati al di fuori di un contesto etnico e culturale come quello bielorusso, non paragonabile ad esempio con quello multietnico e variegato presente negli USA.

A questo si aggiungono perplessità legate alle tecniche di indagine, che tendono a generare sovrapposizioni nei due gruppi: non sarebbe ben chiaro secondo la Campbell l’esatta tipologia di alimentazione seguita dal gruppo di controllo, non soggetto alle indicazioni dei ricercatori. Molte potrebbero anche lì essere le madri che hanno fatto ricorso esclusivo o preponderante all’allattamento al seno. Più opportuno secondo la dottoressa, a prescindere dall’efficacia o meno del nutrimento materno nel ridurre il rischio obesità, che i genitori prestino maggiore attenzione e controllino con regolarità la dieta seguita dai propri figli.

14 marzo 2013
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