La vitamina K è una sostanza liposolubile molto importante per la salute dell’organismo. Tre sono le tipologie conosciute: la K1 o fillochinone, d’origine vegetale e sintetizzata a livello dell’Ileo; la K2 o menachinone, che deriva dai batteri intestinali e viene rilasciata dal colon; la K3 o menadione idrosolubile, di sintesi chimica e presente nella formulazione di diversi prodotti farmaceutici specifici.

Il quantitativo di vitamina K richiesto ogni giorno è piuttosto limitato, il che contribuisce a ridurre le possibilità di manifestare carenze in tal senso. Utile per evitare stati carenziali anche una buona alimentazione, sana ed equilibrata.

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A cosa serve

Le funzionalità principali riconosciute alla vitamina K interessano due aspetti chiave della vita di un’organismo complesso come quello umano e animale: la coagulazione e il buono stato di salute delle ossa. Ciascuna azione è tuttavia prerogativa di una specifica tipologia: K1 per quanto riguarda la prima e K2 per la seconda.

La vitamina K1 attiva alcune proteine plasmatiche conosciute come C, M, S e Z, così come la protrombina (fattore II). Quest’ultima è responsabile della trasformazione del fibrogeno in fibrino. Attivati durante tale processo anche i fattori della coagulazione VII, IX e X.

L’attivazione della proteina plasmatica C consente di regolare il processo di coagulazione, fermandolo quando necessario (così da evitare il rischio trombosi) per mantenere il giusto livello di viscosità del sangue. La salute delle ossa è invece appannaggio della vitamina K2, che stimola l’osteocalcina e rende le ossa più forti.

Esiste tuttavia un ulteriore possibile utilizzo per la vitamina K ed è quello indicato dal Rush University Medical Center. I ricercatori statunitensi hanno sostenuto, al termine del loro studio, che tale sostanza aiuti di fatto a contrastare il declino cognitivo.

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Alimenti ricchi di vitamina K

Basilico essiccato, salvia e timo sono sorprendenti fonti di vitamina K, vantando 1714,5 microgrammi ogni 100 grammi di prodotto. Di poco inferiore il contenuto per quanto riguarda il prezzemolo fresco, che si ferma a 1640.

Il loro apporto al fabbisogno giornaliero è del 2449,29% (ogni 100 gr. di foglie), quindi anche un loro utilizzo come semplice “ingrediente” può risultare benefico. Basti pensare che 5 grammi di basilico essiccato permettono di superare la RDA (razione giornaliera raccomandata) con un apporto intorno al 122%. Se fresco apporterà “soltanto” 414,8 microgrammi ogni 100gr., equivalente al 592,57% di quanto raccomandato al giorno.

Tra gli alimenti più adatti a essere portati in tavola come portata o semplice contorno troviamo bietola (830 microgrammi/100gr.) e broccoli (817). Questi ultimi non perdono il loro quantitativo di vitamina K se cucinati bolliti. Ottimi anche gli spinaci bolliti, che per ogni 100 grammi forniscono un apporto vitaminico di 493,6 microgrammi (705,14% RDA).

Altri alimenti ricchi di vitamina K sono cicoria (297,6 microgrammi/100gr.), radicchio (255,2), foglie di rapa (251) e indivia (231). Promossi anche i cavoletti di Bruxelles, con 177 microgrami per 100 grammi di prodotto e una quota RDA del 252,86%.

Tra gli alimenti che forniscono un apporto interessante di vitamina K troviamo anche varie tipologie di lattuga: la lattuga rossa (140,3 microgrammi/100gr.); la “riccia” (126,3 microgrammi/100gr.); la “romana” (102,5 microgrammi/100gr.), in linea con il tipo “classico” (102,3 microgrammi/100gr.). Tra le spezie interessanti gli apporti garantiti da peperoncino (105,7 microgrammi/100gr.) e curry (99,8 microgrammi/100gr.).

29 settembre 2016
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