La consapevolezza dei consumatori sta aumentando, soprattutto in tema alimentare. A confermarlo arrivano i dati delle indagini di Nielsen dal titolo “Global Health and Ingredient-Sentiment” e “Global Out-of-Home Dining”. Si nota una sempre maggiore attenzione ad un’alimentazione sana, con un aumento della propensione alla dieta vegetariana.

I sondaggi sono stati condotti su un campione di 30.000 individui residenti in 61 Paesi, in un periodo che va tra agosto 2015 e marzo 2016. Il 67% degli italiani intervistati è risultato preoccupato riguardo agli ingredienti contenuti negli alimenti acquistati ogni giorno e ha affermato di guardare l’etichetta per cercare di evitare: nel 66% dei casi prodotti animali contenenti antibiotici e ormoni; per il 65% coloranti artificiali; per il 62% conservanti; nel 60% dei casi gli OGM; per il 59% aromi artificiali ottenuti per sintesi chimica.

Ne risulta una maggiore attenzione nel momento dell’acquisto: si predilige quello delle materie prime perché il 66% dei consumatori italiani ritiene che il cibo fatto in casa sia più sano. Per il 62% è anche più sicuro. Sono uno su cinque le persone che dicono di sperare che nei supermercati aumentino le soluzioni con proteine vegetali sostitutive della carne. L’amministratore delegato di Nielsen Italia, Giovanni Fantasia, spiega:

La nutrizione è una materia articolata e soggettiva. Antiossidanti, vitamine, fibre, minerali e acqua, basso contenuto di calorie e grassi si configurano come peculiarità che vanno a diversificare l’offerta di cibo segnando un importante cambiamento rispetto a 10 anni fa. I consumatori si trovano sempre di più a doversi orientare rispetto alla molteplicità di scelte dietetiche che incontrano quando si trovano davanti agli scaffali dei supermercati.

Sembrano però avere le idee sempre più chiare anche su ciò che vogliono e quello invece che non desiderano portare in tavola. Per 5 motivi, secondo Fantasia:

  • Si registra un progressivo aumento dell’età media della popolazione – che ha esigenze specifiche per motivi di salute ed è costretta ad informarsi circa i prodotti acquistati.
  • Sono in crescita i tassi delle malattie croniche come ipertensione e diabete – anche chi ne è affetto deve indirizzare la propria dieta a prodotti specifici, spesso distribuiti nelle farmacie o in riservate linee delle più grandi catene di supermercati.
  • Aumento delle allergie o intolleranze per determinati cibi.
  • Aumento dei casi di auto-diagnosi del proprio stato di salute – che fa propendere per un prodotto piuttosto che un altro.
  • Crescita di consumatori informati e connessi – cresce la consapevolezza di ciò che si compra e di quanto sia salutare, spesso anche dei procedimenti di produzione.

Il 63% del campione afferma di essere attento all’alimentazione perché vuole prevenire malattie croniche come l’obesità, il diabete, il colesterolo alto, l’ipertensione. Per quanto riguarda allergie e intolleranze, le più comuni risultano quelle al lattosio e derivati (8% dei casi) e al glutine (5%).

Per avere più sicurezza nelle proprie scelte di consumo gli italiani si affidano per il 71% alle case produttrici che scelgono la massima trasparenza riguardo ai contenuti utilizzati e ai processi di lavorazione.

In genere il 53% è disponibile a pagare di più per avere la certezza che gli alimenti acquistati non contengano sostanze indesiderate. Solo il 37% però sarebbe disposto a sacrificare il gusto per un cibo più salutare.

8 settembre 2016
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I vostri commenti
alberto, giovedì 8 settembre 2016 alle16:42 ha scritto: rispondi »

è un grosso casino! se si continua a sentire di tanta gente sotto alimentata, che non hanno il minimo alimento per campare, come si può davvero condizionare tutto il mondo a consumare cibo mediterraneo? per noi che lo produciamo ci andrebbe alla grande. Ma qui si tratta di cambiare la cultura di continenti, di nazioni intere... e pure fra noi italiani. Non so se mi spiego...

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