Le Olimpiadi Invernali di Sochi sono terminate ieri con una spettacolare cerimonia di chiusura e, fra le polemiche sui diritti civili e lo sterminio dei cani, vi è spazio anche per notizie di stampo ambientale. Sale infatti agli onori della cronaca Alexey Voyevoda, l’atleta vegano russo diventato medaglia d’oro.

Lo sportivo, ex campione del braccio di ferro e impegnato nella disciplina del bob, è sin dal primo giorno delle Olimpiadi di Sochi l’eroe della compagine vegana. Sì perché l’uomo, da sempre impegnato per l’ambiente e per gli animali, ha scelto di proposito una dieta vegetale per smentire le leggende metropolitane, che vorrebbero i vegani sciupati e privi di muscoli, poco adatti allo sforzo fisico perché dalla salute cagionevole. Così ovviamente non è. In un’intervista per Peta, Voyevoda ha spiegato le ragioni che lo hanno spinto a scegliere la dieta vegana:

L’ho scelta tre anni e mezzo fa. Inizialmente l’ho approcciata da un punto di vista scientifico. Poi ho iniziato a sviluppare delle visioni etiche su questa dieta. Amo gli animali felici e vivi! Non mangerò più la sofferenza e il dolore di animali indifesi.

Non è però tutto, perché pare che questo regime alimentare l’abbia aiutato anche a livello sportivo, rendendolo più versatile, forte e reattivo:

Nella mia professione, flessibilità ed elasticità sono estremamente importanti. Il mio corpo si è alleggerito, o meglio, pulito. Infatti non soffro più il raffreddore e l’influenza. […] Inoltre, il mio ruolo come ambasciatore dei giochi è quello di promuovere lo sport, incoraggiando le persone ad adottare uno stile di vita sano.

Sono molti gli atleti che, nel corso dell’ultimo ventennio, hanno deciso di abbandonare totalmente la carne. Ad esempio il centometrista Carl Lewis, record mondiale del 1991, ma anche la pattinatrice Meagan Duhamel, vista proprio a Sochi. Oltre alle motivazioni morali sul rispetto degli animali, la dieta vegana è scelta per il basso contenuto di colesterolo, così come per l’alto apporto di sali minerali, utili per quelle attività particolarmente intensive, da sudorazione importante. E, almeno a detta degli atleti, pare essere una scelta che funziona: nessuno tornerebbe mai al regime onnivoro.

24 febbraio 2014
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