Anche dosi minime di alcol durante la gravidanza possono danneggiare il bambino. A sostenerlo un gruppo di ricercatori italo-spagnolo diretto dalla Dr.ssa Simona Pichini dell’Istituto Superiore di Sanità, il cui studio ha approfondito in maniera ulteriore alcuni aspetti della cosiddetta sindrome feto-alcolica.

Lo studio ha dimostrato, grazie all’analisi di capelli materni e prime feci neonati, che seppur modeste alcune dosi di alcol sono tuttavia riscontrabili nei campioni ricavati. La ricerca si è svolta presso l’Hospital del Mar di Barcellona ed è in pubblicazione sulla rivista Clinical Chemistry and Laboratory Medicine.

L’avvertimento è arrivato in corrispondenza della Giornata mondiale sulla sindrome feto-alcolica (Fasd), in merito alla quale è stata lanciata una campagna di sensibilizzazione all’European Fasd Alliance, patrocinata dall’ISS e intitolata “Too Young To Drink”.

Riguardo l’utilizzo di alcol durante la gravidanza o l’allattamento l’Istituto Superiore di Sanità ha reso note alcune linee guida per evitare possibili danni al feto. Una lista che tocca alcuni dei punti di maggiore rilievo come ad esempio il fatto che un consumo anche leggero di bevande alcoliche in gestazione può causare danni alla salute del bambino.

Non vi sono inoltre, prosegue l’ISS, differenze tra tipologie di bevanda alcolica, gradazione o quantità assunte: tutte danneggerebbero il feto. L’alcol inoltre risulta in grado di superare la placenta e arrivare al bambino con le stesse concentrazioni materne, esponendolo quindi a pericoli per la salute delle cellule cerebrali e degli organi ancora in formazione a causa dell’impossibilità per il nascituro di metabolizzare la sostanza.

Il consumo di alcol va evitato anche durante l’allattamento e risulta di particolare pericolisità durante le prime settimane e l’ultimo trimestre. I suoi danni sono infine irreversibili e non possono essere curati una volta venuto alla luce il bambino.

10 settembre 2015
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