Albumina nel sangue: valori e funzione

Le albumine sono le componenti proteine più importanti del plasma insieme alle globuline. Hanno dimensioni ridotte, di circa 65.000 dalton ed hanno una carica elettrostatica negativa. Tali caratteristiche impediscono il loro passaggio attraverso il glomerulo renale (anch’esso dotato di carica negativa che respinge le albumine), che rappresenta il filtro che permette alle sostanze di scarto di passare nelle urine ed essere così eliminate dal nostro corpo.

Sono prodotte dal fegato per essere poi immesse nel torrente circolatorio e la loro emivita è di circa 20-27 giorni. 
Vivono all’interno dei vasi sanguigni, in forma libera o legate ad altre molecole come ormoni, bilirubina, gruppo Eme dell’emoglobina e acidi grassi, che grazie ad esse vengono veicolate nelle cellule e nei vari tessuti (funzione carrier).

Analisi del sangue, scheda laboratorio

Blood in test tubes and results close up | Shutterstock

Valori e funzione

I farmaci si legano alle albumine per essere veicolati negli organi bersaglio. Regolano anche l’equilibrio acido-base dell’organismo agendo pertanto sull’omeostasi e sul pH, funzione svolta dalla componente di istidina.

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Agiscono come antiossidanti naturali, rappresentando i maggiori produttori di gruppi sulfidrilici che agiscono neutralizzando i radicali liberi. In tal senso le albumine mantengono l’attività della membrana vascolare “difendendola” dall’attacco dell’ossido nitrico che altrimenti ne altererebbe l’integrità.

Sono responsabili della “pressione oncotica” che permette all’organismo di richiamare liquidi dai tessuti ai vasi impedendo il ristagno dei liquidi (edemi) negli spazi extracellulari e negli interstizi. 
Nel plasma umano il range di normalità dell’albumina è tra 3.5-5.0 g/dL. La misurazione della concentrazione di tali proteine nell’organismo può essere effettuata o su sangue intero o sulle urine.

Provette di sangue

Albumine alte e basse, le cause

Una diminuzione di albumine nel circolo si può riscontrare o in soggetti malnutriti o con gravi disfunzioni epatiche (cirrosi o epatopatie gravi); in questi casi tali proteine non vengono prodotte mancando il substrato proteico o perchè l’organo che le produce non funziona in modo opportuno.

Altre patologie importanti che ne inducono un decremento sono le enteropatie proteino disperdenti o altre patologie alteranti l’assorbimento intestinale (celiachia, morbo di Chron ecc.) o patologie glomerulari renali (glomerulonefriti) nelle quali le albumine vengono normalmente prodotte ma vengono poi perse. 
Anche un aumentato catabolismo proteico può determinare una diminuzione delle albumine: ne vegnono consumate più di quante ne vengono prodotte.

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In alcune disfunzioni ormomali quali ipertiroidismo, sindrome di cushing, neoplasie e sindromi paraneoplastiche il catabolismo proteico è aumentato con conseguente riduzione di tali componenti dal circolo. Anche febbre ed elevata attività fisica con aumento dell’attività muscolare può dare ipoalbuminemia; ovviamente in questi casi i valori di albumina al successivo controllo rientrano nel range di normalità.

L’iperalbuminemia è evenienza più rara e meno preoccupante; di solito si manifesta in soggetti fortemente disidratati; ma in questi casi si parla di “falso aumento” dato da un’ alterato rapporto percentuale tra componente liquida e corpuscolata del sangue. In questi casi abbiamo anche un falso aumento dell’ematocrito. Reidratando il paziente i valori di ematocrito e albumine rientreranno nel range. 
Sempre per lo stesso motivo anche le ustioni possono essere causa di iperalbuminemia. Anche le diete iperproteiche possono dare tali aumenti.

Nel caso si scelga l’esame urine ci si deve aspettare assenza o tracce (negli atleti) di albumine proprio perchè se la funzionalità renale è mantenuta l’albumina non deve passare il filtro glomerulare. Le albumine possono pertanto essere utilizzate come parametro per lo screening di patologie renali quali diabete di tipo 1 o di tipo 2 o come inizio di patologie ipertensive.

7 marzo 2018
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