Alberi frangivento: quali sono

Non capita di rado di ammirare campi coltivati protetti da lunghe file di alberi o, ancora, di lasciarsi ammaliare da giardini e terrazze circondate da fitte siepi. Nella maggior parte dei casi, non si tratta unicamente di una scelta ornamentale, bensì di un’efficace risposta a un problema frequente: le raffiche di vento. La coltivazione di alcune varietà, sia nei campi che su piccoli balconi, risponde infatti alla necessità di creare una barriera naturale al vento, soprattutto nei mesi più critici dell’anno. Quali sono, di conseguenza, i principali alberi frangivento e quale la loro disposizione?

Prima di cominciare, è bene specificare come la scelta degli alberi frangivento non possa derivare unicamente dalla loro resistenza, ma anche dalle condizioni climatiche tipiche della propria zona di residenza. Per questo motivo, utile sarà chiedere un parere al proprio fornitore di botanica di fiducia.

Alberi frangivento: cosa sono?

Per alberi frangivento – noti anche più semplicemente come frangivento vivo o quinta arborea – si intende un gruppo di piante che, date le caratteristiche tipiche della specie e la loro disposizione a filari, permette di limitare l’azione del vento. Molto frequenti a protezione dei campi coltivati, queste muraglie arboree permettono di ridurre notevolmente l’azione distruttiva delle correnti, tanto che si stima possano avere un effetto protettivo sul terreno per una lunghezza di dieci volte superiore all’altezza della pianta.

Gli alberi frangivento possono essere impiegati non solo su terreni aperti, ma anche per proteggere piccoli giardini, terrazze e balconi, e le loro caratteristiche cambieranno ovviamente a seconda dell’area di attuazione. Per i campi coltivati delle pianure, ad esempio, si tende a preferire specie sempreverdi dal tronco robusto e dalla forma arrotondata, quali i cipressi, mentre per terrazzi e balconi è più frequente ricorrere ad arbusti dalle ampie ramificazioni, come le più svariate varietà di siepi.

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Sebbene la funzione principale sia la contenzione delle correnti, i frangivento manifestano anche altre importanti utilità. Innanzitutto, prevengono l’eccessiva erosione dei terreni, una peculiarità ideale soprattutto per terreni scoscesi, come i lati delle colline o le coltivazioni su montagna. Ancora, permettono di mantenere una migliore umidità del terriccio, senza sottoporlo all’eccessiva azione seccante dell’aria, nonché hanno un ruolo nella fertilizzazione del terreno stesso, soprattutto in termini d’azoto. Rappresentano infine una fonte di legno sostenibile, derivante dall’attività di potatura, e nei pressi delle abitazioni aiutano a ridurre la dispersione termica, soprattutto in campagna.

Alberi frangivento: tipologie e disposizione

Così come già accennato, la scelta delle specie da impiegare per realizzare una muraglia naturale frangivento deriva non solo dal tipo di terreno da proteggere, ma anche dalle specifiche condizioni climatiche del luogo di residenza. In linea generale, si preferiscono varietà sempreverdi, affinché la loro azione possa essere estesa per tutto il corso dell’anno, nonché dalle ramificazioni ricche e dalle foglie piccole, affinché si realizzi una barriera più compatta per l’aria. Naturalmente, si dovranno preferire tipologie dalle radici molto profonde, affinché non vengano facilmente sradicate dal vento, e dal tronco resistente ma adattabile e flessibile alle correnti.

Tra gli alberi più diffusi a questo scopo, vi sono certamente alcune varietà di cipresso – il Cupressus sempervirens, il Cupressus arizonica e il Cupressocyparis leylandii fra i tanti – la Cryptomeria japonica, l’eucalipto e l’Olea europea, una pianta molto diffusa in Sardegna e nota anche come ulivo cipressino. Sebbene il ricorso non sia così frequente, si possono realizzare frangivento anche con l’alloro, soprattutto per le siepi, il pioppo nero e la lentaggine.

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La creazione del frangimento richiede una certa esperienza nella coltivazione, ma anche una grande attenzione al posizionamento e alle misure, affinché la barriera sia effettivamente efficace. Non è possibile fornire dimensioni e metrature di riferimento, poiché queste devono essere ovviamente in proporzione alla grandezza del terreno. In via puramente illustrativa, tuttavia, si può suggerire una proporzione di circa un decimo tra l’altezza dell’albero e la lunghezza del campo, mentre per la distanza tra un arbusto e l’altro occorre rispettare le specificità tipiche della specie coltivata. In generale, tuttavia, si tende a evitare distanze inferiori ai 70 centimetri fra un albero e l’altro, mentre molto più frequente la predisposizione di più filari paralleli, con le varietà più alte sull’esterno.

2 settembre 2017
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