In questo periodo post elettorale americano, uno degli interrogativi più frequenti è quale tipo di politica ambientale sosterrà la nuova amministrazione degli Stati Uniti, con un Obama che più volte si è detto molto attento alle tematiche climatiche, ma che poco si è esposto in termini concreti.

In questo contesto, è sopraggiunta in questi giorni un’importante dichiarazione di un altro leader democratico, che ha dato la sua ricetta su come gli Stati Uniti possano fare un’inversione a U in tema ambientale.

Al Gore è infatti intervenuto per predire che l’America, oggi il paese più inquinante al mondo (soprattutto in riferimento alla popolazione) possa arrivare all’impressionante risultato di eliminare del tutto le fonti fossili dal proprio pacchetto energetico nell’arco di 10 anni.

Per quanto la predizione risulti francamente eccessiva, anche paragonata ai più ambiziosi scenari offerti dal mondo ambientalista come possibile “alternativa futura”, i criteri che il premio Nobel annovera per raggiungere questo traguardo, sono importanti linee guida, che non solo l’America dovrebbe seguire per potersi parlare davvero di cambiamento, almeno sul piano energetico.

Gore elenca 5 punti di intervento politico, in grado di dare una sterzata al sistema energetico nazionale:

  1. massicci incentivi (anche se non specificato quanto massiccio) per la costruzione di centrali elettriche con fonti rinnovabili (solari, eoliche, geotermiche);
  2. un investimento di 400 mld di dollari per sviluppare la rete energetica sul territorio nazionale, in modo da poter consentire anche ai piccoli centri di rimettere in circolo energia prodotta tramite fonti rinnovabili e una gestione sapiente;
  3. fare un piano nazionale per permettere lo sviluppo di una rete di rifornimento capillare per l’utilizzo di auto elettriche e ibride;
  4. legiferare, anche in maniera retroattiva, per modificare la regolamentazione sui criteri di sostenibilità degli edifici e delle abitazioni;
  5. infine una linea guida che darebbe il senso di una virata politica concreta, ovvero una tassa deterrente sul carbone, con un contestuale cambio di posizione nei confronti del protocollo di Kyoto: da Stato oppositore, a leader trascinatore;

13 novembre 2008
I vostri commenti
Francesco, martedì 18 novembre 2008 alle17:37 ha scritto: rispondi »

Su questo non ci piove.. anzi, come ho ribatido più volte in altri post, sono dell'idea che dobiamo renderci conto che l'efficienza è la chiave fondamentale e necessaria di qualsiasi strategia futura di sviluppo sostenibile, e che quanto ognuno di noi consuma, ha un valore e va per quanto possibile ridimensionato, anche senza dover fare chissà quale rinuncia.

Enzo R., martedì 18 novembre 2008 alle17:02 ha scritto: rispondi »

Premesso che nessuno possa sostenere che Al Gore abbia detto stupidaggini, quanto al pacchetto energetico i conti non tornano nei 10 anni poiché troppo spesso si confonde la potenza installata di una fonte rinnovabile con la sua capacità di erogazione media di energia (circa 35% di quella di picco per l'eolico).In altri termini, occorrono molti più impianti di quelli che si pensa per sostituire l'attuale produzione con fonti rinnovabili. Se a questo aggiungi la crescita vertiginosa e continua dei consumi, si rischia di inseguire un traguardo mobile. I 10 anni di Al Gore sono nati da una sua giusta osservazione: se pensiamo ad obiettivi raggiungibili tra 40 anni, nessuno di questa generazione si sentirà stimolato a risolvere veramente il problema. E'strano che, fatta salva la necessità di percorre nuove strade per produrre energia, nessuno insista abbastanza sul cominciare a risparmiare: una drastica politica in tal senso porterebbe a contrazioni dell'ordine del 20-25%. Se pensi a quali livelli di consumo siamo, una percentuale del genere assume anch'essa valori astronomici con benefici ambientali e di forte stimolo collettivo verso i traguardi citati da Al Gore. Senza contare la spinta che dovrebbe derivare dagli aspetti etici: il 20% dell'umanità è responsabile del 75% del consumo globale.

Francesco, martedì 18 novembre 2008 alle15:29 ha scritto: rispondi »

In definitiva sono d'accordo con quanto dici, e che queste stime sono più desideri che previsioni affidabili. Però vorrei specificare per chiarezza che Al Gore ha detto che il solo pacchetto energetico potrebbe essere in dieci anni fatto solo di rinnovabili (il che quindi non include trasporti, ecc.), il che è un utopia fino ad un certo punto. Inoltre, trovo anche merito dell'intervento quello di aver sottolineato l'importanza di alcune linee guida di riforma energetica, come quella della rete distributiva, che spesso vengono trascurate.

Enzo R., martedì 18 novembre 2008 alle14:11 ha scritto: rispondi »

Ammetto che il mio giudizio possa essere eccessivamente negativo. Tuttavia, non trovo né corretti, nè produttivi gli enunciati in assenza di un sano realismo. Una reale e concreta volontà politica è premessa indispensabile ma non sufficiente per traguardi come quello prospettato dei 10 anni. Giunti dove siamo,si devono accoppiare leggi "coraggiosamente" drastiche (quindi, momento politico)con soluzioni/rivoluzioni di natura tecnico-economica (rilevantissime risorse in investimenti di ricerca e formazione di specialisti)e socioeconomica atte a mutare il "modus operandi e vivendi" su base planetaria. Questo secondo aspetto, facendo qualche riflessione, nel breve - medio termine appare più utopico del primo. Ovviamente, questo non significa che allora non si deve far nulla. Una politica concreta non può non tener conto di questi vincoli al contorno e diventa credibile quando focalizza gli sforzi su passi progressivi per raggiungere risultati in tempi relativamente brevi. E' da questi primi risultati che si ottengono gli strumenti per continuare ad incidere veramente su situazioni di fatto che hanno profondissime radici. Per esempio, un drastico intervento sul risparmio energetico è fattibile fin da domani mattina: questo, sul piano politico, sociale e pratico varrebbe già molto di più di qualsiasi proclama con la lista dei desideri.

Francesco, martedì 18 novembre 2008 alle12:44 ha scritto: rispondi »

Beh, addirittura irresponsabile francamente mi sembra un'esagerazione. Nel senso che è una strategia molto diffusa anche in associazioni ambientaliste, o organi che lavorano nel settore, che poco o nulla hanno a che vedere con logiche politiche o dell'autopubblicità, quella di proporre soluzioni che nel mondo reale sono utopiche, ma che mostrano come SAREBBE possibile se solo ci fosse una reale e concreta volontà politica. Fattore che troppo spesso latita, e che quindi secondo me deve comunque essere smosso da dichiarazioni come questa

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