In Occidente la pianta è nota soprattutto a scopo ornamentale, in particolare per il suo profumo che può ricordare del gustoso cioccolato. Eppure l’akebia, un arbusto di origine giapponese, presenta anche dei frutti saporiti e ricchi di qualità nutritive. Dalle forme singolari, tanto da ricordare il frutto della passione, questo ingrediente è abbastanza diffuso nella cucina del Sol Levante, spesso in ricette dedicate ai più piccoli. Ma quali sono le caratteristiche e, soprattutto, come si mangia?

Prima di cominciare, è utile sottolineare come non sempre sia semplice rinvenire l’akebia sui mercati della grande distribuzione, poiché prodotto non particolarmente conosciuto e richiesto dai consumatori dello Stivale. Ancora, altrettanto ideale sarà discutere con il medico o con il nutrizionista dell’inserimento dell’alimento nel proprio regime dietetico, sia in termini nutrizionali che per evitare effetti indesiderati o ipersensibilità. Le informazioni di seguito riportate, di conseguenza, hanno uno scopo unicamente illustrativo.

Akebia: cosa è, come si mangia

L’Akebia quinata, conosciuta comunemente anche come akebia dalle cinque punte o akebia del cioccolato, è una pianta rampicante appartenente alla famiglia delle Lardizabalaceae. Molto diffusa in Giappone, Corea e Cina, l’arbusto cresce pressoché spontaneamente, arrampicandosi su alberi, muri, palizzate e molto altro ancora. Può raggiungere altezze anche notevoli, di circa 10 metri, mentre in condizioni favorevoli può allungarsi fino ai 20 e, in alcuni casi, trasformarsi in una varietà addirittura infestante per i campi. Dalle foglie arrotondate e da doppi fiori maschili e femminili, la varietà è soprattutto conosciuta per i suoi frutti, quest’ultimi impiegati anche in alcune ricette della cucina nipponica.

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I frutti hanno un’aspetto decisamente singolare: si tratta di bacche vistose e allungate, dagli 8 ai 15 centimetri di lunghezza, che presentano una buccia spessa e dura, di un colore violaceo. All’interno si trova una polpa bianca spugnosa e gelatinosa, pronta a proteggere moltissimi semi di colore nero. A scopo alimentare viene consumata proprio la polpa, caratterizzata da un gusto intensamente dolce e da un profumo inconfondibile.

Mangiare l’akebia potrebbe non risultare un’operazione semplicissima: dopo aver aperto la buccia esterna, è necessario separare la polpa dai suoi numerosissimi semi. Quest’ultima può essere consumata fresca o, ancora, essere abbinata a succo di limone, allo yogurt bianco magro, come aromatizzante per le insalate e molto altro ancora. In Giappone il frutto è tradizionalmente offerto ai bambini, i quali di solito gradiscono la sua palese dolcezza.

Dato l’elevato contenuto di saponine e triperpeni, così come si vedrà più avanti, l’assunzione in elevate dosi del frutto potrebbe causare problemi e disagi di natura gastrointestinale. Per questo motivo, è sempre consigliata un’assunzione moderata e non eccessivamente ripetuta nel tempo.

Akebia: valori nutrizionali e proprietà

Nonostante l’elevata dolcezza, l’akebia non è un frutto eccessivamente calorico. Un singolo esemplare, dal peso di 50-70 grammi, apporta infatti 24 calorie. Per lo stesso peso si contano poco più di 6 grammi di carboidrati, 0.21 di grassi e 0.20 di proteine, mentre altrettanto interessante è l’apporto di macro e micronutrienti: nel dettaglio, rilevanti sono le concentrazioni di acido ascorbico, olenolico, folico e gallico, a cui si aggiungono saponine e triperpeni.

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Gli acidi grassi di cui il frutto è ricco ne esplicano anche le principali proprietà per la salute. Innanzitutto, nella tradizione giapponese questo frutto è consideato un galattologo naturale, ovvero un ingrediente teoricamente in grado di aumentare la produzione di latte materno. Ancora, la presenza di principi attivi antiossidanti e vitamina E potrebbe risultare di contrasto all’invecchiamento cellulare e all’azione dei radicali liberi. Per la medicina tradizionale cinese, invece, si tratterebbe di un frutto disinfiammante, soprattutto per reumatismi, mal di schiena, dolori muscolari vari e tensione all’addome da ciclo. Come facile intuire, non tutte queste qualità trovano oggi conferma a livello scientifico, di conseguenza rimane sempre valido il consiglio di vagliarne l’assunzione con il medico.

Come già accennato, alcuni dei suoi principi attivi potrebbero risultare irritanti a livello gastrointestinale, soprattutto in caso di consumo ripetuto e abbondante. Inoltre, quest’azione potrebbe limitare il corretto assorbimento dei farmaci.

17 settembre 2017
I vostri commenti
Giulio Mario Palenzona, lunedì 18 settembre 2017 alle0:41 ha scritto: rispondi »

galattologo ? Forse era galattagogo

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