Si legge molto spesso di fantomatici rimedi per allungare la durata della vita, molti dei quali senza riferimenti a specifiche ricerche. L’analisi pubblicata in questi giorni sulle pagine di BMC Public Health e intitolata “A systematic review and meta-analysis of the health and survival of volunteers”, tuttavia, si allontana da dicerie e leggende metropolitane, proponendo uno scenario fondato: chi impegna il proprio tempo nel volontariato, anche verso gli animali, ha il 20% di chance in meno di morire prematuramente.

Dopo aver passato al setaccio oltre 40 analisi condotte negli ultimi 20 anni sul rapporto tra volontariato e benessere, il team di ricercatori – guidati dalla dottoressa Suzanna Richards – ha rilevato come vi sia un collegamento statistico tra l’aiuto del prossimo e la riduzione delle malattie mentali e della depressione, a cui si aggiunge un incremento generale della qualità della vita.

Il tutto sarebbe connesso a una migliore produzione di ossitocina, l’ormone che stimola le emozioni positive e la soddisfazione personale, tra gli appartenenti al volontariato piuttosto che alle altre categorie di individui. La possibilità di creare dei rapporti sociali significativi, di aiutare il prossimo ricevendo una compensazione emotiva piuttosto che economica, di provare empatia per chi è in condizioni peggiori della propria, stimola felicità e soddisfazione con effetti diretti sulla salute. I benefici si manifestano in termini di contenimento pressione alta, riduzione dello stress per minori livelli di cortisolo nel sangue, eliminazione di disturbi da ansia e panico e molto altro ancora. Tutte questioni che hanno effetti diretti sulle funzionalità dell’apparato circolatorio.

Sebbene lo studio in questione non faccia esplicito riferimento al ricorso agli animali, la redazione di PawNation ha trovato alcune conferme in tal senso. Alcune ricerche precedenti, come quella presentata all’International Conference of Human-Animal Interactions del 2010 e pubblicata su Psicology Today, svela come il rapporto d’aiuto nei confronti degli animali – cani in particolare – sia capace di aumentare il livello di ossitocina nell’organismo, esattamente come nei casi studiati da BMC Public Health. Le relazioni uomo-animale, inoltre, avrebbero un ruolo cruciale nello sviluppo infantile, nell’accudimento degli anziani, nel recupero post-trauma, per la disabilità, per la riabilitazione dopo la carcerazione.

13 settembre 2013
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I vostri commenti
Orietta, sabato 14 settembre 2013 alle16:06 ha scritto: rispondi »

Davvero molto interessante ::)

emilia, sabato 14 settembre 2013 alle14:16 ha scritto: rispondi »

Mi piacerebbe collaborare con un gattile, qualora ce ne fosse uno nelle mie vicinanze, bologna via degli orti, sono innamorata degli animali in genere, ma in particolare dei gatti

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