Si parla sempre più spesso di prodotti “biologici”, utilizzando l’aggettivo come sinonimo di “naturale” o “di buona qualità”. In realtà “biologico” è l’espressione italiana che traduce il più preciso termine inglese “organic”. Vediamo di capire, allora, cosa sia davvero questa “agricoltura organica”, in modo da sgombrare la mente dalle più frequenti confusioni.

Secondo l’International Federation of Organic Agriculture Movements si definiscono colture biologiche:

Tutti i sistemi agricoli che promuovono la produzione di alimenti e fibre in modo sano socialmente, economicamente e dal punto di vista ambientale. Questi sistemi hanno come base della capacità produttiva la fertilità intrinseca del suolo e, nel rispetto della natura delle piante degli animali e del paesaggio, ottimizzano tutti questi fattori interdipendenti. L’agricoltura biologica riduce drasticamente l’impiego di input esterni attraverso l’esclusione di fertilizzanti, pesticidi e medicinali chimici di sintesi. Al contrario, utilizza la forza delle leggi naturali per aumentare le rese e la resistenza alle malattie.

Dunque, l’agricoltura biologica si muove su tre direzioni diverse:

  • Rispettare il suolo, evitando colture intensive che lo rendano sterile o comunque più povero.
  • Limitare l’uso di pesticidi a quello strettamente necessari (sempre che risulti necessario). Privilegiare l’uso della lotta biologica ed altre forme di lotta ai parassiti che non passino dall’uso di sostanze chimiche.
  • Ridurre l’uso di concimi di origine chimica, in rispetto anche al primo punto

Per “lotta biologica” s’intende l’utilizzo di specie animali antagoniste dei parassiti, ad esempio: acillus Thuringensis contro le larve dei lepidotteri, il Phytoseiulus Persimilis contro il ragnetto rosso, la Chrysoperla Cornea contro alcuni afidi, la Rodolia Cardinalis contro l’Icerya Purchasi.

Ciò che si ottiene è, dunque, un prodotto a basso o nullo contenuto di fitofarmaci ed altre sostanze di origine chimica. Ma che tutto ciò sia in assoluto un “bene” è però tema di lunghi dibattiti.

Non manca gente che dimostra addirittura per il biologico un certo disprezzo, come questo articolo del Portale Bioetica. In particolare si nota come in certi casi si sia verificato una maggiore tossicità dei prodotti biologici rispetto a quelli frutto dell’agricoltura tradizionale:

Alcuni anni fa, negli Stati Uniti, alcune cooperative riuscirono a produrre una patata biologica, con gran gioia dei fornitori delle mense scolastiche (che fecero affari d’oro). La patata risultò tossica: per non farsi mangiare dai parassiti (che, in assenza di antiparassitari proliferavano), la patata, preoccupata più per la propria salute che per quella dei pargoli di umani, si mise a produrre da sola e in gran quantità il suo antiparassitario “naturale”, la solanina, un alcaloide che inibisce l’enzima colinesterasi, necessario per la trasmissione degli impulsi nervosi. E risultò fatale per i parassiti e tossica per i bambini. Un’altra volta, un sedano biologico causava, a chi lo toccava, un’eruzione cutanea, accentuata da esposizione al sole: si scoprì che quel sedano conteneva una quantità di psolareni 10 volte maggiore che nel sedano tradizionale. Gli psolareni sono sostanze mutagene e cancerogene attivate dalla luce del sole. Bisogna essere consapevoli che la polpa di un frutto biologico potrebbe contenere antiparassitari “naturali” (che lo stesso frutto produce per difendersi dai parassiti), in quantità molto maggiori di quelle contenute nella polpa dei frutti tradizionali.

Probabilmente, però, certi rischi sono ahimè normali quando si sviluppano nuove tecniche e le biotecnologie sono senz’altro una scienza applicata molto giovane. Altri studi hanno dimostrato una certa superiorità degli alimenti biologici rispetto ai “normali”, anche se mancano prove riconosciute ufficialmente dalle istituzioni europee.

Quella dell’agricoltura biologica resta un tentativo lodevole, pur con le sue contraddizioni, per ricreare una forma di produzione realmente “sostenibile”. Non è un caso che molte delle idee più avanzate nel settore “sostenibilità”, dall’idea della filiera corta, ai Gruppi di Acquisto Solidale, fino ai prodotti detergenti a basso impatto ambientale, nascono a partire dall’esperienza della produzione “organica” e della distribuzione dei prodotti biologici.

17 settembre 2011
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