Agricoltura bio preferita da politici giovani e di centro sinistra

Tra i tanti temi assolutamente dimenticati in questa campagna elettorale per le elezioni politiche 2013 c’è di sicuro l’agricoltura. Di agricoltura e di agricoltori si parla pochissimo in questi giorni, ancor meno si parla di agricoltura biologica.

Eppure, anche se non tutti lo sanno, la superficie agricola italiana coltivata con i dettami del biologico ammonta al 10% del totale e occupa circa 40 mila persone, tra agricoltori, trasformatori e addetti del commercio. In Europa solo la Spagna ha più biologico di noi.

Una voce e un richiamo alla politica, in realtà, sono arrivati dall’Associazione Italiana Agricoltura Biologica (AIAB) che ha pubblicato un decalogo con proposte specifiche in difesa del cibo bio. Decalogo proposto all’attenzione dei vari schieramenti politici, ai cui rappresentanti è stata data la possibilità di firmare anche solo alcune delle dieci proposte.

Di questo, e del valore dell’agricoltura biologica in Italia, abbiamo parlato insieme alla Rete dei giornalisti e blogger ambientali con Alessandro Triantafyllidis, presidente dell’AIAB. A Triantafyllidis abbiamo chiesto chi e come ha risposto all’appello e al decalogo dell’associazione. La risposta è stata certo diplomatica, ma abbastanza chiara:

Abbiamo dei riscontri: un bel po’ di candidati che hanno sottoscritto il decalogo. Un candidato può scegliere di appoggiare anche una sola delle nostre proposte ma, non so se con superficialità o meno, quasi tutti hanno accettato in toto il decalogo.

È un riscontro bipartisan?

Per adesso no. Diciamo che stiamo avendo riscontri dal centro sinistra, dal M5S, dalla Lega e da altri partiti minori. Ci mancano gli altri che non ho citato.

Sembrerebbe, infine, che i politici giovani siano più attenti degli anziani ai temi dell’agricoltura biologica. Triantafylidis, poi, ha spiegato come il problema sia a livello di politica nazionale:

Chi è dentro l’agricoltura biologica ha come punto di arrivo quello di cambiare l’agricoltura. Siamo partiti appena 20 anni fa e adesso nell’Europa a 27 abbiamo il 7% della superficie agricola coltivata a biologico.

È vero che la politica italiana fino a ora ci ha abituato a essere sorda a livello nazionale, ma su diverse Regioni abbiamo avuto ottimi risultati e a livello europeo riusciamo a incidere e ad avere un dialogo.

Interessante anche la posizione AIAB sul rapporto tra agricoltura ed energie rinnovabili. Una posizione assolutamente equilibrata, che non ha alcun pregiudizio ma che, al contrario, vede nell’energia verde un’opportunità anche per gli agricoltori:

Basta che abbiano un bilancio energetico positivo. è ovviamente un tema abbastanza delicato, siamo assolutamente d’accordo su alcuni tipi di biomasse come la legna e il cippato che stanno diventando una grandissima risorsa del territorio nazionale.

Diventa un po’ più complesso ragionare su colture aperte a scopo energetico, come il biodiesel. Per quello che ne sappiamo, siamo molto al limite per avere un rendimento energetico positivo. Così pure per la produzione di biogas.

Fin dove c’è la possibilità di usare sottoprodotti come i liquami il parere è nettamente positiva. Laddove si usa materia prima togliendola ad altri usi come l’alimentazione umana o animale, in cui l’Italia è assolutamente deficitaria e importiamo tutto, allora noi preferiremmo che i campi fossero usati per fare soia o mais…

E i pannelli fotovoltaici sui campi? E l’eolico?

Dipende: abbiamo visto che nel territorio ci sono state delle esagerazioni, soprattutto al sud e su terreni non marginali.

Francamente non abbiamo una grande opposizione sull’eolico: non da problemi alle coltivazioni. Secondo me si tratta solo di trovare il giusto modo e delle regole certe sui pannelli solari a terra.

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12 febbraio 2013
I vostri commenti
Mynigia, mercoledì 13 febbraio 2013 alle21:53 ha scritto: rispondi »

certo loro guadagnano magari aiutati dal MPS. ditelo a chi vive con 500 e/mese e raccoglie gli avanzi dai cassonetti alla fine dei mercati ! 

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