L’ambientalista Berta Cáceres è stata assassinata ieri nella sua abitazione a La Esperanza in Honduras. L’attivista era impegnata da anni nella difesa dei diritti delle popolazioni indigene, violati ripetutamente dalle multinazionali e dalle organizzazioni criminali.

A uccidere l’ecologista honduregna sono stati degli uomini armati di pistole che hanno fatto irruzione in casa nel cuore della notte. La Cáceres è stata raggiunta da almeno 4 proiettili. Gli assassini sono riusciti a scappare prima dell’arrivo delle forze dell’ordine e non sono ancora stati identificati. Nell’agguato è rimasto ferito anche il fratello della donna.

La notizia del brutale assassinio di Berta Cáceres ha fatto in poche ore il giro del mondo. L’ambientalista era nota per aver co-fondato il Copinh, il Consiglio delle popolazioni indigene dell’Honduras. La versione dell’assassinio fornita dalle autorità locali non convince l’opinione pubblica.

La polizia ha riferito alla stampa che l’assassinio si è consumato nel corso di una rapina, ma secondo i familiari la donna è stata uccisa per le sue battaglie ambientaliste contro la costruzione di grandi dighe, la deforestazione e lo sfruttamento dei lavoratori da parte dei grandi proprietari terrieri. La madre di Berta Cáceres in un’intervista rilasciata a un’emittente televisiva locale ha mosso accuse pesanti nei confronti delle autorità locali:

Non ho dubbi, mia figlia è stata uccisa per via delle sue battaglie ambientaliste e sono certa che i responsabili siano soldati e persone legate alla diga. Ritengo responsabile della sua morte il Governo.

I membri del Copinh hanno scortato il corpo senza vita dell’attivista fuori dalla sua abitazione, marciando verso la stazione di polizia locale per chiedere l’apertura di un’inchiesta indipendente sull’assassinio. Un’amica della donna Karen Spring ha riferito che sua memoria verrà onorata:

Siamo tutti sconvolti, ma porteremo avanti le sue battaglie.

Berta Cáceres lo scorso anno era stato insignita del “Goldman Environmental Prize” per aver guidato una protesta contro la costruzione di una grande centrale idroelettrica nel bacino del fiume Gualcarque, che avrebbe privato dell’acqua le popolazioni locali. Il progetto affidato alla società locale DESA era stato finanziato con fondi provenienti dall’industria delle armi.

L’ambientalista era riuscita ad attirare nuovi investitori. L’ecologista era consapevole di essere in pericolo. L’Honduras è uno tra gli Stati meno sicuri per gli ambientalisti, perché gli interessi delle multinazionali e dei grandi proprietari terrieri sono difesi da un esercito di mercenari e dalle autorità locali. Ciononostante l’attivista non si è mai lasciata intimidire:

Dobbiamo lottare in ogni parte del mondo perché non abbiamo un altro Pianeta. Non c’è una Terra di ricambio. Abbiamo solo questa e dobbiamo agire ora per proteggerla.

Le ultime minacce ricevute dalla donna risalgono al 20 febbraio scorso quando una marcia del Copinh a Rio Blanco ha suscitato la dura reazione dell’esercito e dei dipendenti della diga. Nel 2013 Tomás García un altro leader del Copinh è stato assassinato da un militare nel corso di una protesta.

Dopo l’omicidio l’ONU aveva chiesto al presidente Juan Orlando Hernández di proteggere Berta Cáceres, ma al momento dell’omicidio non c’era alcuna scorta a farle da scudo. Dall’ecologista Naomi Klein al direttore del premio Goldman David Gordon, in tanti hanno voluto ricordare con un messaggio l’impegno della Cáceres, invitando i suoi compagni a proseguire con coraggio e determinazione le sue battaglie.

4 marzo 2016
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I vostri commenti
valeria, sabato 5 marzo 2016 alle0:43 ha scritto: rispondi »

in questo mondo è tanto facile violare i diritti dei più deboli, nella più assoluta indifferenza e omertà di chi assiste alle violazioni. ciao Berta

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