Un gruppo di ricercatori della Rice University di Houston ha messo a punto un nuovo metodo per la decontaminazione delle acque radioattive basato sull’ossido di grafene. Una soluzione che potrebbe offrire risultati eccellenti in scenari altamente compromessi dalle perdite radioattive, primo tra tutti quello delle acque intorno a Fukushima.

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L’ossido di grafene (GO) viene ricavato dall’ossidazione della grafite. Gli scienziati hanno scoperto che inserendo dei fiocchi di questo materiale stratificato nelle acque, i radionuclidi presenti nelle aree contaminate tendono a condensarsi in grumi. In questo modo è possibile isolare più facilmente le sostanze contaminanti, divenute solide, e smaltirle. Attualmente questo metodo viene applicato impiegando altri materiali come l’argilla bentonitica e il carbone attivo. L’ossido di grafene, tuttavia, si è rivelato decisamente più efficace.

La maggiore efficacia del grafene nella decontaminazione delle acque radioattive si deve alla superficie molto più estesa di ogni fiocco, capace di assorbire una grande quantità di tossine. Senza contare che l’azione agglomerante si verifica nel giro di pochi minuti, riducendo i tempi dell’operazione. Il materiale agglomerato, ovviamente, è ancora radioattivo, e deve essere trattato e smaltito correttamente con estrema cautela.

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I ricercatori hanno effettuato un test aggiungendo l’ossido di grafene all’acqua contenente uranio e plutonio. Per testare ulteriormente il potenziale del grafene hanno inoltre aggiunto all’acqua anche altre sostanze, come il calcio e il sodio, capaci di influenzare negativamente l’assorbimento dei materiali radioattivi. Ciononostante, l’ossido di grafene è stato in grado di agglomerare rapidamente i contaminanti, a prescindere dal valore del pH dell’acqua. Come illustra James Tour, chimico che ha condotto la ricerca:

In caso di enormi distese d’acqua contaminate da materiale radioattivo, come a Fukushima, l’impiego  dell’ossido di grafene restituisce un materiale solido da quelli che erano solo gli ioni in una soluzione. A questo punto lo si può scremare e bruciarlo. L’ossido di grafene brucia molto rapidamente e lascia intatto il materiale radioattivo che è quindi possibile riutilizzare.

16 gennaio 2013
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