Promosse la gran parte delle acque di balneazione italiane, ma il cemento sulle nostre coste rimane comunque eccessivo. A dirlo sono i numeri dell’Ispra, l’Istituto superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale, che pubblicato l’Annuario dei dati ambientali.

Secondo l’annuario diffuso dall’Istituto superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale, l’89,5% delle acque di balneazione marine è classificata come almeno sufficiente a livello microbiologico.

I dati nel dettaglio dicono che, su 16 Regioni e due Provincie autonome monitorate, è il 60% del totale dei fiumi ad essere classificato in uno stato inferiore al “buono” dal punto di vista ecologico-ambientale. Leggermente più critica è la situazione dei laghi la cui percentuale, con un monitoraggio da 10 Regioni e 2 Province autonome, tocca il 65%.

L’Istituto ha analizzato anche le acque salate e i litorali, riscontrando nel 46% delle coste basse modifiche superiori ai 25 metri, avvenute soli in 50 anni.

Secondo i dati pubblicati, il processo di trasformazione è parso particolarmente accelerato nel periodo compreso fra il 2000 e il 2007, quando il 37% dei litorali ha subito variazioni superiori a 5 metri, mentre i tratti di costa in erosione, pari a 895 km, sono ancora superiori a quelli in progradazione, pari a 849 km.

Infine, a pesare sui nostri mari ci sono anche fenomeni particolari, come l’alga tossica Ostreopsis ovata, che nel 2014 è stata riscontrata in 10 regioni costiere.

Lo stato delle acque italiane migliora leggermente se si guarda quelle sotterranee, sulla base dell’Indice Scas: su 4.023 stazioni di monitoraggio, il 69,2% viene classificata come “buono”, mentre il restante 30,8% rientra nella classe “scarso”.

Ma il fenomeno più distruttivo per le nostre cose rimane comunque la cementificazione eccessiva. Secondo i dati Ispra, l’82% delle coste italiane sono artificializzati, pari a 675 km di litorale.

La gran parte del materiale artificiale proviene da opere di difesa costiera, aderenti alla riva, che occupano 414 chilometri di litorale, pari al 62% del totale della costa artificializzata. In seconda battuta ci sono le opere portuali, che occupano 252 km, pari al 37% del totale, mentre i restanti 9 km sono coperti da colmate.

Anche in questo caso, è il periodo 2000- 2007 quello maggiormente denso di interventi, con la cementificazione di ulteriori 14,2 km di costa, principalmente per la realizzazione di nuove opere portuali e di opere di difesa.

30 luglio 2015
In questa pagina si parla di:
Fonte:
Immagini:
Lascia un commento