Acqua Terra Sole: arriva il fotovoltaico amico dell’agricoltura

Il fotovoltaico sembra per molti aspetti la tecnologia energetica del futuro – non ce ne vogliano Andrea Rossi ed il suo E-Cat -, forte di uno sviluppo tecnologico impressionante ed una diffusione sul territorio che si sta facendo capillare. I tetti delle abitazioni, ma anche interi campi agricoli fanno sfoggia orma di m2 su m2 di pannelli solari. Un risultato che ha suscitato non poche polemiche, di cui alcuni dei nostri lettori ne hanno riportata l’eco in alcuni commenti ai nostri articoli.

Ci si chiede, infatti, se sottrarre spazi all’agricoltura non possa portare danni sia dal punto di vista paesaggistico, sia occupazionale, sia e soprattutto dal punto di vista idrogeologico. Ed in questi giorni, ahimè, le alluvioni che stanno devastando il paese, lasciando una scia di lutti notevole, dimostrano come quest’ultimo punto sia tutt’altro che secondario (almeno in certi punti strategici del nostro Paese).

Da una ricerca italiana, condotta dall’imprenditore Donato Di Febo, nasce ora un nuovo modello di pannello fotovoltaico che dovrebbe in parte ovviare a questi problemi. Brevettato da Miramare Hilltop, stiamo parlando di Acqua Terra Sole.

In breve, si tratta di un sistema di pannelli fotovoltaici simili a quelli ad “albero” sviluppati anche dalla concorrenza (vedi Beghelli). Questa struttura, com’è noto, permette di ottenere due vantaggi notevolissimi:

  • Il pannello è libero di seguire, tramite un sistema elettronico, lo spostamento del sole. In questo modo riceve i raggi solari sempre con un’inclinazione ottimale, aumentando l’efficienza di un buon 20%
  • Il terreno occupato dai pannelli resta per gran parte sgombro ed è dunque possibile continuare a coltivarlo.

A questa tecnologia, che rappresenta lo stato dell’arte per quanto riguarda il solare a terra, questo nuovo modello aggiunge delle novità estremamente interessanti. L’idea di base è semplice: il pannello può svolgere anche un ruolo da convogliatore della pioggia. Sono però i dettagli a fare di Acqua Terra Sole un prodotto sulla carta davvero interessante.

L’acqua, infatti, non è incanalata in grosse cisterne, ma riversata in pozzi. I pratica i pannelli restituiscono alla terra la pioggia raccolta, alimentando le falde acquifere e contemporaneamente irrigando il terreno, senza dispersioni poco proficue.

Il risultato è un minor consumo idrogeologico del territorio, unito alla possibilità di ridurre l’uso di acqua per l’irrigazione. I pannelli solari diventano, dunque, non un corpo esterno al mondo dell’agricoltura, ma si integrano perfettamente ad esso, permettendo di utilizzare al massimo le potenzialità del terreno, senza abusare delle sue risorse.

Un’idea che dimostra quali siano le potenzialità di adattamento della tecnologia fotovoltaica alle varie esigenze, ribadendo la necessità di continuare ad investire nella ricerca e nelle sperimentazioni ingegneristiche.

29 novembre 2011
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I vostri commenti
michelino, martedì 29 novembre 2011 alle13:36 ha scritto: rispondi »

Siceramente considero poco etico il fotovoltaico benchè abbia in casa ben 2 impianti (uno in grid connection da 3 anni ed uno in stand alone da ben 8 anni). Perche' poco etico? Perchè non e' assolutamente autosostenibile come tutte le energie rinnovabili in generale (escluso l'idroelettrico che considero LA SOLA E VERA ENERGIA RINNOVABILE). Prima di tutto tali energie sono aleatorie, ossia ci sono quando vogliono loro e guardacaso quando ne abbiamo bisgno non ci sono proprio. Un esempio chiaro e' la perturbazione che ha coinvolto l'italia recentemente, se fossimo stati alimentati da rinnovabili pure saremmo stati conivolti da una moltitudine di blackout. In secondo luogo mai nessun pannello fotovoltaico potra' essere creato con energia fotovoltaica (proviamo ad accendere un altoforno con energia fotovoltaica per 3 giorni e 3 notti). Tratta questa serie di conclusioni ed essendo vincolati alle energie di tipo fossile piuttosto di finire nel gas (grossi costi e grandi quantita' di co2) o di finire nel petrolio (co - co2 solfati - particolato - ecc) o nel carbone (particolato c02 piogge acide e altri disastri) preferisco di gran lunga finire nel nucleare la' dove per lo meno non emette nulla in atmosfera ed il ciclo dell'uranio come combustibile e' molto meno impattante di altri materiali fossili. Sucessivamente a questa tecnologia spero nel nucleare alternativo (fissione del torio) atta ad eliminare le scorie radioattive esistenti sul pianeta. In seguito credo nel LERN, ossia la tanto aspettata fusione a freddo. Solo con l'atomo potremmo puntare massicciamente sul vettore H per difendere il nostro pianeta (idrogeno).

Nontidicolamail, martedì 29 novembre 2011 alle12:25 ha scritto: rispondi »

Viva il fotovoltaico ed abbasso quel "bufalaro" di Andrea Rossi!

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