L’acqua è chiamata “oro blu” perché è una risorsa preziosa, ma limitata. Eppure è fondamentale per la nostra vita e per gli equilibri naturali, che in ogni caso sono sempre legati alla nostra sussistenza. Un circolo “virtuoso” dal quale non possiamo sottrarci, ma che a causa dei cambiamenti climatici, dell’aumento della popolazione mondiale e del conseguente sfruttamento di questa risorsa sta cambiando i suoi equilibri.

Sono molti i Paesi che devono costantemente fronteggiare problemi legati alla disponibilità idrica, tra questi quelli del Medio Oriente, molti dell’Africa (Maghreb, Sahel, Africa orientale e meridionale) e in Occidente California, Andalusia o come abbiamo visto anche di recente, il Brasile. Nessuno può dirsi però al sicuro rispetto alla minaccia di siccità o carenza idrica: anche in Europa il clima sta cambiando e sono stati la maggior parte gli Stati Membri che dal 1976 hanno attraversato diversi periodi di siccità.

Bisognerà presto trovare il modo di coniugare il continuo aumento della domanda con la sempre più difficile reperibilità di questa risorsa. Si sa che la prima cosa da realizzare è una gestione efficiente. Questo significa innanzitutto ridurne gli sprechi, da quelli domestici che si verificano durante le operazioni di igiene quotidiana o con l’utilizzo di elettrodomestici non classificati nelle classi energetiche più elevate, a quelli delle produzioni industriali o dell’agricoltura.

Buona parte dell’acqua viene persa già nella rete di distribuzione. In Italia, per esempio, il rapporto “Ecosistema Urbano” del 2014 di Legambiente evidenzia come tra i vari Comuni ben 11 rilevino perdite superiori al 50%, con picchi fino quasi al 70%. Sarebbe quindi questo il punto dal quale partire per risolvere il problema.

Esistono poi correnti di pensiero che invitano ad un radicale cambiamento delle nostre abitudini, anche alimentari. Se si quantificano infatti i litri d’acqua necessari nell’allevamento animale per produrre 1 kg di carne, salta all’occhio la sproporzione macroscopica: per 1 kg di cane di manzo servono quasi 16.000 litri di acqua, se si tiene conto delle quantità di vegetali di cui si nutrono.

La trasformazione da cibo vegetale a cibo animale è estremamente inefficiente. Ecco perché molta parte del mondo anche scientifico, consiglia almeno di ridurre le quantità di carne all’interno della dieta, a favore di alimenti vegetali che richiedono da 5 a 10 volte meno acqua rispetto a quelli animali.

In tutto questo quadro molto vario, la tecnologia oggi viene in aiuto per trovare il modo di utilizzare meno acqua o per riuscire a recuperare quella piovana e quella utilizzata nelle pratiche quotidiane, oppure anche per produrla laddove alcuni meccanismi si sono modificati:

  • Geoingegneria – sono tecniche volte a modificare il clima in modo artificiale ed istantaneo, soprattutto per avere piogge laddove l’acqua scarseggia. Si basano soprattutto sull’irroramento di nuvole con particolari sali (ioduro d’argento), che le renderebbero più dense in modo da schermare di più i raggi solari (a favore di una diminuzione generale delle temperature) e aumentare la piovosità. Attualmente esistono tecniche che prevedono l’utilizzo di laser che ionizzano le particelle di ossigeno e azoto presenti nell’atmosfera, creando nuclei di condensazione naturali.
  • Desalinizzazione – si basa su un processo di osmosi inversa che richiede un pretrattamento, per migliorare il funzionamento delle membrane che realizzano l’osmosi, una fase successiva di rifinitura per rendere l’acqua adatta all’uso specifico e un’ultima fase di smaltimento della salamoia, processo delicato dal punto di vista ambientale ed economico.
  • Processi di purificazione chimico-solari – si tratta di una recente scoperta di una giovane ragazza indiana che vive negli Stati Uniti, Deepika Kurup. Ha ideato un metodo che utilizza la luce solare in grado di trasformare chimicamente ossido di titanio e ossido di zinco, che producono dei radicali in grado di attaccare e distruggere alcuni tipi di batteri riuscendo così ad attuare un processo di disinfezione dell’acqua.
  • Tecnologie per il recupero delle acque grigie – visto che una delle prime cose da correggere è l’eccessivo consumo di acqua all’interno e all’esterno delle mura domestiche, sono state create delle tecnologie che aiutino a ridurre questo tipo di sprechi. Si tratta di sistemi biologici e non biologici. Quelli biologici si basano sulla capacità di particolari microrganismi, di eliminare la sostanza organica biodegradabile che viene digerita. Si trovano ad esempio impianti da installare all’interno degli edifici o impianti di fitodepurazione che vanno posti all’esterno. Per i sistemi non biologici si ritorna al principio della filtrazione (a sabbia, microfiltrazione, nanofiltrazione, ultrafiltrazione) e poi dello stoccaggio, in serbatoi che devono essere dotati di agenti battericidi o di lampade UV per ridurre la carica batterica.
  • Tecnologie per il recupero delle acque piovane – si va dai sistemi semplici come dei barili che raccolgono l’acqua, a quelli più complessi in cui l’acqua viene raccolta dal tetto e convogliata in un serbatoio interrato, dal quale viene poi ridistribuita, in una rete specifica e usata per il giardino, per la lavatrice o per i bagni.
  • Riduzione dei consumi idrici usati per l’agricoltura – l’agricoltura è una componente molto importante nel bilancio idrico, basti pensare che circa il 60% dell’acqua mondiale disponibile, viene intercettata da questo settore. Tecniche e tecnologia per ridurne i consumi però esistono. Si va da pratiche come l’inerbimento interfilare e controllato all’anticipo dell’epoca di semina, per passare a sistemi di irrigazione che implicano le realizzazione di reti intubate ad alta efficienza o a sistemi di irrigazione a pioggia o di microirrigazione, fino a metodi di recupero e riciclo dell’acqua.
  • Software per il controllo delle perdite nelle reti idriche – software come Zonescan Alfa, della Albstadtwerke, una società di servizi tedesca che ha creato un sistema di monitoraggio delle perdite automatico, fisso, applicato in vari punti della rete che trasmette poi i dati ad un centro di controllo. La raccolta cumulativa dei dati permette di individuare piccole o grandi perdite e di provvedere quindi alla riparazione.

28 dicembre 2014
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