Lo scontro tra le opposizioni e la maggioranza sulla legge per la gestione dei servizi idrici si fa sempre più acceso. Nei giorni scorsi gli esponenti di SEL e del Movimento 5 Stelle avevano accusato il Pd di voler affossare il referendum del 2011, affidando a soggetti privati la gestione dell’acqua e stravolgendo il testo del provvedimento. Dopo aver ritirato le loro firme dal disegno di legge le deputate di Sel e del M5S Serena Pellegrino e Federiga Daga hanno messo a punto un piano articolato per riaffermare la volontà popolare.

Per evidenziare la loro contrarietà all’operato del Governo le parlamentari hanno chiesto le dimissioni del ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia. Contro il Pd è sceso in campo anche il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, che ha annunciato l’avvio di una petizione nazionale per chiedere il ritiro del decreto modificato dagli emendamenti dei democratici.

Il Forum ha annunciato il ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto modificato dal Pd, accusando il Governo di favorire le utility idriche. Tra le richieste delle opposizioni e del Forum figurano la ripresentazione della legge nel suo testo originale, presentato alla Camera nel 2014 e firmato da oltre 120 deputati.

Per evitare che la privatizzazione dell’acqua torni sul tavolo del Parlamento in futuro, il Forum intende inoltre chiedere l’inserimento nella Costituzione del diritto all’acqua, un diritto che dovrà avere la precedenza sul bilancio dello Stato:

Il Pd ha cannibalizzato la nostra legge. Vogliamo continuare a discutere sul significato del referendum, perché non lo si interpreta a proprio piacimento. Lavoreremo per togliere l’acqua dal mercato e rimetteremo tutti i punti del testo.

Il Partito Democratico affida al consulente economico Luigi Marattin la sua replica alle opposizioni. In un articolo pubblicato su La Stampa l’economista accusa gli esponenti di Sel e del M5S di dire falsità:

Parlano di un referendum che non si è mai svolto, mentre i due quesiti effettivamente approvati nel 2011 sono stati rispettati dal legislatore.

L’esperto spiega che il primo quesito lasciava libertà di scelta ai Comuni sull’affidamento del servizio idrico. Il secondo obbligava i gestori ad addebitare sulle bollette soltanto le spese infrastrutturali effettivamente sostenute.

Il tecnico di Palazzo Chigi ricorda che il referendum sull’affidamento dei servizi idrici ad aziende pubbliche fu invece bocciato dalla Corte Costituzionale. Marattin sposa il pensiero del Pd, sostenendo che la qualità dell’acqua e la gestione ottimale delle infrastrutture idriche non sono legate al tipo di amministrazione, bensì alla competenza dei singoli amministratori.

18 marzo 2016
I vostri commenti
ercole, sabato 19 marzo 2016 alle19:03 ha scritto: rispondi »

questo PD ormai non lo riconosco più a sinistra. D'altronde non mi meraviglio più di niente, i politici non ascoltano il popolo, ci siamo espressi con i referendum ( li metto al plurale) perché non sono mai stati messi in pratica o a fatica, tanto è vero che si continua a ricercare qualunque modo per tentare di rendere inefficaci tutti i referendum che si sono fatti in questi anni. Io avrei una proposta da porre agli Italiani , perché non fare un referendum per abbassare lo stipendio ai deputati e senatori e dare loro lo stipendio che percepivano col lavoro precedente ? Non è giusto che lor signori percepiscano stipendi da favola e lavorino poco o niente( la stragran maggioranza) dare loro uno stipendio in base al lavoro eseguito....

mexsilvio, venerdì 18 marzo 2016 alle19:32 ha scritto: rispondi »

RICORDARSI DI CHI MENTE ALLE PROSSIME ELEZIONI ...??? IL REFERENDUM ERA SULL'ACQUA PUBBLICA O NO ...!!??? CI SONO MIGLIAIA DI ORE DI ESTERNAZIONI , DI POLITICI , IN TV. e LUOGHI PUBBLICI ...???

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