Sono furenti i promotori del comitato Acqua Bene Comune e ne hanno ben donde. Tra le iniziative previste dal progetto di legge su liberalizzazioni e sviluppo il Governo avrebbe inserito delle norme che renderebbero di fatto nullo il voto cittadino nel Referendum di giugno. Una “provocazione” che sorpassa persino quelle del precedente governo:

Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare e approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo a un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.

Insomma, Monti e l’UE rappresentano quel punto di vista aperto alle liberalizzazioni dei servizi che, in nome di una presunto funzionamento del sistema mercato, sono pronti a privatizzare anche i “beni comuni” (o per lo meno la loro gestione). Quello stesso punto di vista che è stato sconfitto in maniera inappellabile grazie al referendum. E proprio questo dato fa scattare, secondo Acqua Bene Comune, l’allarme democrazia nel nostro Paese:

Ma sorge, a questo punto, un’enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano. Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.

Tra i primi firmatari dell’appello, che potete raggiungere qui, anche personalità di spicco della cultura italiana: Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Ugo Mattei, Roberto Vecchioni, Valerio Mastandrea, Pietro Sermonti, Gino Strada, Marco Paolini, Don Andrea Gallo, Dario Fo e Padre Alex Zanotelli.

A prescindere dalle nostre posizioni a favore della gestione pubblica dell’acqua, crediamo che non si possa stracciare così un Referendum, scavalcando il dibattito pubblico in nome dell’urgenza e della crisi (che non si risolverà certamente liberalizzando la gestione degli acquedotti) da parte di un Governo che non è neanche “politico”. Il problema “democrazia” appare, questa volta, troppo evidente.

17 gennaio 2012
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