L’acqua sta diventando una risorsa sempre più preziosa. Al momento il problema della scarsità d’acqua affligge un terzo della popolazione mondiale, viene da pensare quindi cosa succederà quando, come dicono molti studi, nel 2050 saremmo in 9 miliardi di persone nel mondo e dovremmo spartirci quantità sempre meno consistenti di acqua potabile.

In molti Paesi poveri si attuano già infatti processi di desalinizzazione delle acque, che però sono processi costosi e dall’impatto ambientale davvero notevole.

Il dott. Philip Davies, della Facoltà di Ingegneria e Scienze Applicate della Aston University (a Birmingham), ha realizzato però un sistema che potrebbe rappresentare un’importante trasformazione in questo tipo di trattamenti. Questo modello prevede che il cloruro di magnesio, presente nella salamoia di scarto, dopo la desalinizzazione, venga idrolizzato grazie all’energia ricavata da campi eliostatici, ovvero campi in cui si concentrano una serie di grandi riflettori solari.

Il cloruro di magnesio viene così trasformato in ossido di magnesio, sostanza alcalina che viene scaricata nell’oceano. Qui riesce a tamponare l’acidità crescente, causata dalla CO2 disciolta in acqua e da questa reazione, che elimina gradualmente l’anidride carbonica, viene prodotto bicarbonato.

Questa fase comporta un aumento del 50% del fabbisogno energetico di un impianto di desalinizzazione, a fronte però dell’assorbimento di un certo quantitativo di CO2 e del raddoppio della capacità di desalinizzazione. Gli studi inoltre proseguono nella direzione di una riduzione dell’energia necessaria e nel miglioramento del processo, anche attraverso l’utilizzo di membrane migliorate per la distillazione a membrana e l’elettrodialisi.

Viste le previsioni di un raddoppio dei processi di desalinizzazione delle acque, nel prossimo decennio, necessari per far fronte alla sempre crescente domanda di acqua potabile, si spera che gli studi portino a risultati concreti in tempi brevi, che permettano reazioni non eccessivamente energivore e dal ridotto impatto ambientale.

6 febbraio 2015
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