L’inquinamento delle acque causato dal BPA e da metalli pesanti come il piombo può avere pesanti ripercussioni sulla catena alimentare. Per ripulire i corsi d’acqua contaminati e prevenire rischi sanitari da oggi c’è un nuovo metodo, più efficiente ed economico.

A metterlo a punto sono stati i ricercatori del Fraunhofer Institute for Interfacial Engineering and Biotechnology IGB. L’équipe di scienziati, coordinata dal professor Thomas Schiestel, ha ideato una nuova tipologia di membrane assorbenti capaci di catturare una quantità maggiore di sostanze tossiche e di agire in modo selettivo, trattenendo al loro interno soltanto i contaminanti più pericolosi.

La struttura porosa della nuova membrana filtrante è stata realizzata per immagazzinare in poco tempo le sostanze tossiche come il piombo e il BPA superando i limiti delle tecnologie attuali. Al dispositivo sono state aggiunte delle particelle polimeriche con uno spessore compreso tra i 50 e i 500 nanometri.

Come illustra il professor Schiestel sono sufficienti pochi secondi per permettere alla membrana di catturare e trattenere al suo interno gli agenti inquinanti. La membrana riesce ad assorbire una percentuale di particelle tossiche pari al 40% del suo peso, garantendo una resa elevata del processo di decontaminazione delle acque a fronte di costi e tempi nettamente inferiori rispetto a quelli delle tecniche convenzionali.

La membrana funziona inoltre a bassa pressione. Una caratteristica che permette di depurare grandi volumi d’acqua anche con dispositivi di dimensioni ridotte. La nuova tecnologia può essere modificata in base allo scopo per massimizzare l’efficienza del processo di depurazione delle acque.

I ricercatori inseriscono nella membrana diversi tipi di monomeri, selezionando di volta in volta quello più adatto a rimuovere dall’acqua una sostanza specifica: dal bisfenolo A al piombo. Per rimuovere le plastiche dall’acqua si utilizzano ad esempio i gruppi piridinici, sostanze capaci di legarsi facilmente al bisfenolo A. I gruppi amminici vengono invece impiegati per ripulire le acque dagli antibiotici.

I ricercatori spiegano che è anche possibile combinare diversi monomeri nella stessa membrana assorbente, per depurare l’acqua da più sostanze tossiche contemporaneamente. Le membrane filtranti a base di fosfonati riescono ad assorbire ben 5 grammi di piombo per metro quadrato di superficie. Una quantità che supera del 40% i risultati ottenuti con le tecnologie di depurazione disponibili oggi sul mercato.

Un altro vantaggio della tecnologia è la possibilità di riutilizzare più volte la membrana, liberandola dalle sostanze inquinanti intrappolate nella struttura porosa.

Gli elementi recuperati dall’acqua possono essere riutilizzati dall’industria, permettendo di ottenere terre rare a basso costo, materie prime che nei prossimi anni diventeranno sempre più irreperibili.

27 marzo 2015
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