Grazie ad una scoperta degli scienziati del Naval Research Laboratory, l’acqua del mare potrebbe essere in futuro utilizzata per il rifornimento della navi da guerra della US Navy, la marina militare americana.

La ricerca è stata condotta per anni dagli studiosi della Marina USA con a capo Heather Willaur. Lo scopo principale è stato quello di ridurre l’utilizzo delle petroliere per le operazioni di rifornimento in mare aperto, una pratica che si caratterizza per l’alto rischio di inquinamento dovuto ai possibili sversamenti di carburante nelle acque.

Gli scienziati sono riusciti a convertire alcune sostanze gassose come anidride e idrogeno contenute nell’acqua di mare in un liquido e lo hanno fatto usando un trasformatore catalitico. Il carburante marino così ottenuto ha lo stesso aspetto e lo stesso odore di quello normalmente utilizzato sulle navi, ma si differenzia per la sua natura pulita, riuscendo ad alimentare sia le navi che gli aerei da combattimento, tanto che la US Navy è riuscita a far librare un aria un velivolo di prova al fine di testare l’efficacia di questa nuova soluzione.

La scoperta è stata presentata con toni “rivoluzionari” dai vertici della Marina militare americana, con il viceammiraglio Philip Cullom che, nell’annunciare la novità alla stampa, ha dichiarato:

Abbiamo sviluppato una tecnologia che cambierà le regole del gioco e ne abbiamo dimostrato l’efficacia, ora dobbiamo aumentarne la produzione.

Il viceammiraglio ha aggiunto alcune considerazioni relative alla limitata disponibilità di energia e all’utilizzo smodato che se n’è fatto negli ultimi 60 anni con la conseguenza che adesso si sta cercando di trovare nuove soluzioni per un impiego più razionale delle risorse e per sfruttare al meglio le fonti alternative.

Le intenzioni della US Navy non sono però unicamente quelle di diminuire l’impatto ambientale di navi e aerei da guerra, quanto quelle di rendere più snelle ed efficienti le operazioni di rifornimento. Al momento i militari impiegano 15 petroliere per portare il carburante a bordo, eseguendo manovre complesse e lente che penalizzano l’operatività delle navi per un periodo di tempo che potrebbe essere prezioso durante le missioni a cui i mezzi sono chiamati.

Dimostrata l’efficacia del carburante derivato dall’acqua del mare, per la Marina USA si pone adesso l’obiettivo di realizzarlo in una quantità sufficiente a rifornire le proprie imbarcazioni e per questo pare ci vorranno una decina d’anni prima di essere adottato su tutta la flotta.

8 aprile 2014
I vostri commenti
mah, venerdì 11 aprile 2014 alle0:02 ha scritto: rispondi »

allora... se si parla di combustibile per motori a turbina o diesel, quale ne sia l'origine dovrà comunque essere trattato come materiale infiammabile. Se trattasi di idrogeno estratto dall'acqua sai che novità, se è altra roba comunque bisognerà spendere energia altrove per realizzarlo dato che diversamente si violerebbe il secondo principio della termodinamica

forviante, giovedì 10 aprile 2014 alle9:55 ha scritto: rispondi »

L articolo originale è più chiaro Si produce carburante per aerei partendo dalla co2 e idrogeno usando l'energia dei reattori nucleari della nave.

elàn vital, mercoledì 9 aprile 2014 alle9:40 ha scritto: rispondi »

Gli usa si confermano i soliti falsi e criminali che sono sempre stati: la scoperta fù fatta decine di anni fà da un ingegnere Stanley Meyer che con la sua cavità di risonanza riusciva a scindere la molecola d'aqua utilizzando al massimo 6-7 watts. I rappresentanti delle compagnie petrolifere (SS) gli fecero offerte che da persona onesta.....rifiutò: venne trovato morto nel parcheggio dell'hotel dove soggiornava prima di una conferenza sulla questione! USA...e getta!!!

Silvano Ghezzo, martedì 8 aprile 2014 alle22:42 ha scritto: rispondi »

Una domanda mi "sorge spontanea", se il nuovo carburante ha la stessa consistenza ed odore dell'attuale , non sarà per caso un semplice mascheramento per giustificare il passaggio ad una politica ecologica, che in realtà non esiste ma fa tanto "Glamour" ?

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