Il freddo e il gelo non stanno placando gli animi esacerbati di coloro che hanno condotto in questi anni la lotta per difendere l’acqua pubblica. Dopo la vittoria al referendum del 12 e 13 aprile e la pubblicazione del risultato nella Gazzetta Ufficiale, il 20 luglio 2011, sono ancora troppi i casi in tutto il Paese in cui il volere popolare non viene rispettato.

Soprattutto, non viene rispetto quello che era uno dei punti più discussi del referendum: il fatto che non fosse conteggiata nelle bollette la percentuale dovuta all’azienda privata di gestione come profitto. In pratica, non paghiamo soltanto i costi del servizio, ma anche il 7% di profitti dovuti secondo la vecchia legge abrogata. Come ben spiegato dai ragazzi di AcquaBeneComune:

La “remunerazione del capitale investito”, che ricordiamo, è pari al 7% della sommatoria degli investimenti effettuati nel periodo di affidamento al netto degli ammortamenti, nella generalità dei casi, incide sulle nostre bollette per una percentuale che oscilla, a seconda del gestore, fra il 10% e il 20%. Il referendum era stato proposto per far valere un principio chiaro: nella gestione dell’acqua non si devono fare profitti! E la risposta dei cittadini (95,8% a favore della cancellazione del profitto) non lascia alcun dubbio sull’opinione, praticamente unanime, del popolo italiano.

Per questo, come già annunciato, da domani parte in tutta Italia l’iniziativa denominata Obbedienza Civile:

La campagna di “obbedienza civile” consiste nel pagare le bollette, relative ai periodi successivi al 21 luglio 2011, applicando una riduzione pari alla componente della “remunerazione del capitale investito”.

Il nome nasce con un gioco di parole con il concetto di “disobbedienza civile“. Utilizzata spesso da Gandhi, ma teorizzata da Henry David Thoreau, essa consiste nel disobbedire pubblicamente a una legge ingiusta, incuranti delle possibili ricadute penali. In questo caso però:

È stata chiamata di “obbedienza civile” perché non si tratta di “disubbidire” a una legge ingiusta, ma di “obbedire” alle leggi in vigore, così come modificate dagli esiti referendari.

In altre parole, si tratta di una autoriduzione delle bollette, pratica che ha una lunga tradizione in Italia, a partire per lo meno dagli anni ’70. Per chi fosse interessato, vi suggeriamo questo link per avere tutte le informazioni e la possibilità di contattare lo sportello del movimento più vicino a casa vostra.

3 febbraio 2012
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