La presenza di arsenico nella fornitura d’acqua costerà cara ai ministeri dell’Ambiente e della Sanità. Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato da 2 mila cittadini rivoltisi al Codacons per ottenere un risarcimento: 100 euro per richiedente stabilito dal tribunale, un totale per l’amministrazione pubblica di 200 mila euro di multa.

L’acqua all’arsenico aveva spinto cittadini di diverse regioni (Lazio, Lombardia, Toscana, Trentino Alto Adige e Umbria) a ricorrere al Codacons, lamentando la possibilità di gravi pericoli per la salute collegati a questa particolare tipologia di inquinamento. Il Tar ha stabilito che la presenza di questo elemento nelle forniture idriche pubbliche poteva rappresentare un fattore di rischio per l’insorgenza di patologie come “tumori al fegato, alla cistifellea e alla pelle, oltre a malattie cardiovascolari”.

Ben più importante del risarcimento, secondo il Codacons, è la motivazione della sentenza. Un verdetto di questo tipo apre nuove strade per la richiesta di indennizzi da parte dei consumatori. Per la prima volta viene riconosciuto che:

Fornire servizi insufficienti o difettosi o inquinati determina la responsabilità della pubblica amministrazione per danno alla vita di relazione, stress, rischio di danno alla salute.


Il presidente di Codacons Paolo Rienzi sottolinea la straordinaria rilevanza di questo traguardo, in previsione anche di possibili ricorsi da parte dei cittadini napoletani e romani per la questione rifiuti e per l’inquinamento dell’aria della Capitale:

Una vittoria importantissima perchè pone termine all’impunità di regioni e ministeri che per non spendere i soldi stanziati o non sapendoli spendere, hanno tenuto la popolazione in condizioni di degrado e di rischio di avvelenamento da arsenico. Ora i singoli presidenti delle regioni e i singoli ministri dell’Ambiente e della Salute succedutisi negli ultimi anni, quando promettevano all’Europa bonifiche delle falde in cambio di aumento dei limiti di presenza del metallo velenoso nelle acque, dovranno essere perseguiti dalla Corte dei conti per rimborsare l’erario dei soldi che dovranno risarcire agli utenti.

23 gennaio 2012
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