L’acidificazione degli oceani causata dal riscaldamento globale ha costi immensi per l’economia mondiale, in termini di perdita di biodiversità e risorse. A lanciare l’ennesimo allarme sui rischi della decrescita del pH oceanico è la United Nations Convention on Biological Diversity. L’organismo ONU ha pubblicato un report aggiornato con le stime dei danni economici derivati dalle alte concentrazioni di CO2 nelle acque oceaniche.

Secondo gli esperti delle Nazioni Unite, diverse funzioni cruciali per l’economia mondiale svolte dagli oceani sono a repentaglio a causa dell’aumento di gas serra nell’atmosfera. Le perdite per l’economia globale ammonterebbero a oltre mille miliardi di dollari.

Gli oceani, in quanto depositi di stoccaggio naturali di CO2, assorbono carbonio dall’aria, ma se la quantità immagazzinata è eccessiva gli ecosistemi si avviano verso il collasso. L’acidificazione causa infatti squilibri nutrizionali nelle acque rendendo impossibile per molte specie, come i coralli, trovare il calcio e gli altri elementi necessari a comporre la loro struttura organica.

Il danno maggiore si registra nel settore della pesca. Basti pensare che nel Pacifico nordoccidentale i vivai di ostriche stanno affrontando una moria di larve senza precedenti. La pesca dei molluschi rischia di essere seriamente compromessa in tutto il mondo, con perdite fino a 139 miliardi all’anno. Come ha illustrato Emily Jeffers del Center for Biological Diversity:

Le specie più colpite nell’imminenza sono quelle dotate di un guscio. Quando l’acqua diventa più acida il guscio è infatti più difficile da formare e mantenere. Bisogna spendere in questo sforzo energie che potrebbero essere impiegate diversamente: per lo sviluppo, il procacciamento del cibo o la riproduzione.

A rischiare sono però gli interi stock ittici mondiali. Alcune piccole specie marine, gli pteropodi, che formano la base della catena alimentare, sono infatti fortemente colpite dall’acidificazione degli oceani. Molti dei pesci più comuni del mercato ittico globale, tra cui i salmoni, rischiano di non avere più una fonte di sostentamento.

Oltre ai danni economici per le comunità costiere, il deterioramento di ecosistemi importanti, come quelli della barriera corallina, porterà all’estinzione di diverse specie e alla perdita di un’importante protezione contro le tempeste marine e le onde anomale.

8 ottobre 2014
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