L’acidificazione degli oceani causò la più grande estinzione di massa delle specie marine 252 milioni di anni fa. A rivelarlo è un nuovo studio condotto da un’équipe di ricercatori dell’Università di Edinburgo, pubblicato sulla rivista Science. L’acidificazione degli oceani è un fenomeno causato dall’assorbimento di eccessive quantità di CO2 dall’atmosfera da parte delle acque oceaniche.

L’anidride carbonica assorbita riduce il pH oceanico, mettendo a rischio decine di specie marine. I molluschi, in particolare, fanno fatica a costituire le loro conchiglie, composte prettamente da carbonato di calcio. Il pH più basso mette a rischio anche i coralli e provoca lo scioglimento del plancton calcareo.

Secondo Rachel Wood, una delle firme dello studio, l’aumento delle concentrazioni di CO2 in atmosfera a cui si sta assistendo oggi a causa delle attività antropiche è preoccupante e potrebbe avere un impatto devastante sulla biodiversità marina. Esattamente come avvenuto milioni di anni fa, quando a un incremento dell’anidride carbonica in atmosfera e alla conseguente acidificazione degli oceani corrispose la più grande estinzione di massa delle specie marine.

Gli scienziati ribattezzarono il fenomeno “The Great Dying”, la grande morìa, ma finora non erano riusciti a individuarne le cause. Grazie a questo nuovo studio è stato appurato che 252 milioni di anni fa, a dare il colpo di grazia a oltre il 90% delle specie marine, fu proprio l’acidificazione degli oceani.

I ricercatori hanno analizzato la composizione di alcuni campioni di rocce prelevate nel deserto degli Emirati Arabi Uniti, scoprendo che a causare l’estinzione di massa delle specie marine fu un aumento dell’acidità oceanica, simile a quello che si sta verificando oggi a causa delle alte concentrazioni di CO2 in atmosfera.

L’aumento del tasso di acidità degli oceani creò condizioni sfavorevoli alla vita per la maggior parte delle specie marine. L’estinzione di massa si verificò nel periodo Permiano, il sesto e ultimo in cui è divisa l’era Paleozoica, compreso tra il Carbonifero e il Triassico.

Ovviamente nel corso del Permiano non furono certo le attività umane a causare l’aumento delle concentrazioni di CO2 in atmosfera. Secondo gli esperti, l’anidride carbonica in eccesso è da ricondurre alle numerose e violente eruzioni vulcaniche che caratterizzarono il periodo geologico.

A eruttare furono i supervulcani, caldere che presentano un diametro che può arrivare a decine di chilometri. Le concentrazioni di CO2 in atmosfera, nell’era presa in esame dagli studiosi, erano davvero molto elevate. Oggi le emissioni causate dalle attività antropiche con l’impronta di carbonio più alta, come la combustione dei fossili per la produzione di energia, potrebbero portare nuovamente i valori di CO2 a livelli preoccupanti.

Secondo la professoressa Wood, dovremmo prestare molta attenzione a quello che sta accadendo oggi ai nostri oceani a causa dell’inquinamento. Se non corriamo subito ai ripari, in futuro la Terra potrebbe andare incontro alla sesta estinzione di massa.

La più grande estinzione di massa fu proprio quella causata dall’acidificazione degli oceani. A sparire furono il 51% delle famiglie marine, l’82% di tutti i generi e tra il 93 e il 97% di tutte le specie. Negli oceani venne a mancare l’ossigeno e la vita divenne difficile anche per molte specie terrestri, come gli insetti, e per le foreste primordiali.

10 aprile 2015
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