Tra le erbe spontanee più apprezzate, l’acetosella occupa di certo una posizione di rilievo. Tipica dei boschi umidi e decisamente aromatica, è di solito scelta sia come pianta ornamentale che, a seconda delle varietà, per alcuni usi in cucina. Inoltre, date le foglie che ricordano vagamente un cuore, è spesso inclusa nei bouquet floreali per un incontro galante: non a caso, è una delle piante alternative più richieste per San Valentino. Ma come coltivarla in vaso, in giardino oppure in orto?

Coltivare l’acetosella non è affatto difficile, ma naturalmente le modalità possono variare a seconda dei propri scopi. Una coltivazione ornamentale in vaso, infatti, richiederà un’estensione ben diversa da una a scopo culinario. Di conseguenza, prima di procedere è bene chiedere informazioni al proprio fornitore di botanica di fiducia, anche per vagliare le caratteristiche climatiche del proprio luogo di residenza.

Cosa sapere prima di coltivare l’acetosella

L’Oxalis acetosella è una pianta appartenente alla famiglia delle Oxalidaceae. Di piccole dimensioni, con altezze all’incirca di 12 centimetri, si caratterizza per un aspetto simile al trifoglio, ma più morbido, con foglie dalla tipica forma a cuore e piccoli fiorellini, di colore dal bianco al rosso. Tende a svilupparsi in ridotti cespugli, anche spontaneamente soprattutto nelle regioni del Nord Italia: non è raro notarla nei sottoboschi, soprattutto se umidi e mediamente riparati dal sole. Viene solitamente impiegata per abbellire le aiuole, come riempimento decorativo per i vasi da balcone e, a seconda delle varietà, anche in cucina, dove è solitamente scelta per smorzare i grassi. La pianta è conosciuta anche come “trifoglio dormiente” o “bella addormentata”: durante le piogge, infatti, le sue foglie si piegano verso il basso e si chiudono a protezione del fusto, mostrando una composizione di caratteristici cuori.

Il clima preferito è quello mediterraneo, con temperature non eccessive: non a caso l’acetosella ama le zone di mezz’ombra, nei sottoboschi e a ridosso degli alberi. La sua coltivazione si può estendere per molti mesi all’anno, essendo una pianta perenne: teme le gelate troppo intense, ma resiste più che in modo eccellente agli ultimi freddi di inizio primavera e ai primi cali di temperatura dell’autunno.

Il terreno ideale è quello ricco di humus, anche se la sua natura rustica permette all’acetosella di adattarsi facilmente a qualsiasi tipo di terriccio, purché morbido e drenante. Per la coltivazione domestica, è consigliata una fertilizzazione organica, in particolare a base di compost.

Le necessità d’acqua non sono elevate e, come facile intuire, variano a seconda del periodo dell’anno di coltivazione. In primavera e in autunno possono essere più che sufficienti le precipitazioni atmosferiche, anche data l’elevata capacità di regolazione e adattamento che la pianta presenta. In estate, soprattutto nei periodi più torridi, è utile provvedere anche a livello quotidiano, prediligendo le prime ore del mattino o il tramonto per concludere l’operazione.

Coltivazione in vaso e in orto

L’acetosella può essere facilmente coltivata in vaso, in giardino e in orto: spesso spontanea nei prati, è scelta per aiuole fiorite o per riempimento dei vasi da balcone. Naturalmente, quando la coltivazione è a scopo culinario, si dovrà disporre di una sufficiente estensione di terreno.

La predisposizione del vaso è molto importante: sul fondo andrà adagiato un letto di ghiaia e cocci, per aumentare il deflusso dell’acqua ed evitare, così, che le radici marciscano. Quindi si riempie il tutto con un terreno morbido, poroso, ricco di sostanze nutritive anche da compost. In giardino, oppure in orto, si può seguire la rotazione delle colture scegliendo terreni mediamente azotati.

L’acetosella può essere coltivata per semina o per moltiplicazione dei cespi. Questa ultima modalità è certamente più diffusa, anche perché la pianta attecchisce facilmente al terreno. L’operazione di semina avviene in primavera, con tecniche a spaglio, mentre la moltiplicazione per divisione in estate, quando i cespugli sono molto corposi e facili, quindi, da gestire. In ogni caso, essendo una varietà molto produttiva, sarà necessario provvedere ciclicamente al diradamento, eliminando gli esemplari più deboli.

Tra le operazioni di manutenzione ciclica, il diradamento, l’eliminazione delle erbacce e il monitoraggio delle patologie fungine, soprattutto se la pianta fosse stata esposta ad annaffiature eccessive.

9 gennaio 2016
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