Da qualche tempo la problematica dell’animal hoarding, l’accumulo compulsivo di cani e gatti in spazi ristrettissimi, occupa spesso le pagine della cronaca. E, purtroppo, non sempre le notizie raccontano un lieto fine. È quel che è successo a Janet Veal, una donna britannica, ritrovata dopo tre mesi dalla sua morte in avanzato stato di decomposizione: i suoi gatti, stremati dalla fame, si sono avventati sul suo corpo.

Le ragioni della morte della donna, una 56enne, non sono ben note: non è dato sapere se sia mancata per cause naturali o per azione degli stessi animali domestici. Quel che è noto è solo come il corpo sia stato ritrovato completamente dilaniato dai graffi e dai morsi dei gatti e dei cani, ospitati a decine nella sua abitazione.

Quando le forze dell’ordine sono giunte presso la casa della vittima, gli agenti si sono dovuti confrontare con una scena da film horror: tra la sporcizia e l’odore insopportabile, decine di carcasse di cani e gatti giacevano sul pavimento, animali morti per la mancanza di alimentazione. Un gruppetto di gatti malnutriti è però riuscito a sopravvivere, proprio nutrendosi della carne della stessa proprietaria. Così spiega Keith Wiseman, il coroner che per primo ha trovato il cadavere dell’accumulatrice:

Alcune parti del corpo della signora Veal sono risultate mancati e sono state effettivamente strappate e mangiate dagli animali.

Il caso risale allo scorso 13 agosto, ma torna oggi sulle prime pagine della stampa anglosassone per sensibilizzare sul fenomeno dell’animal hoarding, un disturbo psicologico che colpisce sempre più persone in occidente. L’accumulo compulsivo di animali domestici – centinaia di esemplari in appartamenti di piccole e medie dimensioni – è spesso una risposta d’adattamento a un trauma emotivo subito: una violenza, un abbandono, la fine di un rapporto amoroso, l’insoddisfazione lavorativa e via dicendo. I soggetti affetti ritrovano negli animali quell’amore incondizionato che non sono riusciti a ricevere dall’uomo e, in un certo senso, ne diventano assuefatti tanto da non riuscir a smettere di adottare nuovi esemplari. Questo comporta serie problematiche sia per gli animali coinvolti che per lo stesso malato: non solo cani e gatti non sono accuditi correttamente, ma il proprietario è costantemente sottoposto alle esalazioni tossiche di feci, urina e ammoniaca, nonché a virus e batteri anche letali. Chi è affetto dal disturbo di animal hoarding non può essere lasciato solo al proprio destino: servono interventi diretti a livello psicologico, con l’aiuto di un professionista qualificato, e la costante vicinanza di amici e parenti.

5 settembre 2013
Via:
I vostri commenti
giorgia , giovedì 10 ottobre 2013 alle19:04 ha scritto: rispondi »

ci hanno pensato loro, poverini, a farsi giustizia da soli. bravi.....

giunela, venerdì 6 settembre 2013 alle11:46 ha scritto: rispondi »

Piuttosto che morire per fasulli ideali, meglio nutrire la natura e tornarvi.

Lascia un commento