L’accordo commerciale tra UE e Giappone noto come JEFTA segnerà un arretramento della posizione europea nella tutela ambientale. A rivelarlo è Greenpeace Olanda, che ha pubblicato dei documenti segreti riguardanti il trattato sul sito trade-leaks.org. Tra le maggiori accuse dell’associazione vi è il sostanziale fallimento, da parte di Commissione europea e governi nazionali, del rispetto degli impegni assunti in materia di maggiore trasparenza sulle trattative.

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A preoccupare l’associazione è però soprattutto il sostanziale cedimento dell’UE nei confronti della tutela ambientale. Come ha sottolineato Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura e Progetti speciali di Greenpeace Italia:

I documenti pubblicati mostrano ancora una volta come Commissione europea e governi nazionali stiano portando avanti negoziati commerciali in segreto, a scapito degli standard ambientali. La politica commerciale europea deve invece diventare un volano per rafforzare i nostri diritti sociali e la salvaguardia del Pianeta, non uno strumento per il commercio fine a se stesso.

Questi accordi sono un disastro e nessuno di essi sarà accettabile fino a quando non avverrà un vero cambio di rotta. Per questo chiediamo al governo italiano di non ratificare il CETA, accordo commerciale con il Canada attualmente in discussione in Commissione Affari Esteri del Senato, dove a Greenpeace non è stata nemmeno concessa la possibilità di essere audita.

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I documenti riguardanti il JEFTA pubblicati da Greenpeace sono datati fine 2016/inizio 2017 e precedono di poco il diciottesimo round di negoziati. L’accordo finale sarebbe dato come in dirittura d’arrivo e rappresenterebbe il più grande mai siglato dall’UE, per un volume commerciale “pari a circa il doppio del CETA”.

All’intero sia del CETA, accordo commerciale tra UE e Canada, che del JEFTA sarebbero inoltre assenti “impegni concreti e vincolanti per aspetti legati ad ambiente, sviluppo sostenibile e lavoro”, prosegue Greenpeace, mentre gli strumenti di tutela degli investimenti in relazione alle “corti speciali” risulterebbero persino più deboli di quelli previsti dal trattato con il governo canadese. Come ha concluso l’associazione:

Per riuscire ad avere un sistema commerciale trasparente, giusto ed equo, la globalizzazione deve essere governata da regole. Queste regole devono rispettare i valori nazionali e culturali, consentire uno sviluppo sostenibile e attuare efficacemente gli obiettivi degli accordi delle Nazioni Unite quali l’Accordo sul clima di Parigi, la Convenzione sulla Biodiversità e gli obiettivi di sviluppo sostenibile. I trattati ambientali, gli accordi sui diritti umani e gli standard internazionali del lavoro devono avere la precedenza sulle norme commerciali.

Proprio per questi motivi Greenpeace ha pubblicato inoltre 10 principi inderogabili che devono guidare il commercio. Ecco quali sono:

  1. Trasparenza – Gli accordi su commercio e investimenti devono essere proposti, negoziati, concordati e rivisti in modo
    trasparente e democratico.
  2. Sostenibilità – Gli accordi su commercio e investimenti devono rispettare i limiti del Pianeta. Garantire un uso equo, sostenibile e responsabile delle risorse naturali. Nel difendere il principio del “chi inquina paga” devono garantire che la società non si trovi a dover pagare per i costi ambientali dovuti a commercio e investimenti.
  3. Coerenza con gli altri accordi multilaterali – Gli accordi su commercio e investimenti devono contribuire allo sviluppo sostenibile, alla mitigazione dei cambiamenti climatici e alla tutela dell’ambiente. Sostenere gli accordi internazionali sul clima, come l’Accordo di Parigi, la Convenzione sulla Bio diversità e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.
  4. Principio di precauzione – Gli accordi su commercio e investimenti devono definire il Principio di precauzione come obbligo legale di tutelare salute pubblica e ambiente, da applicarsi a tutte le parti dell’accordo.
  5. Migliorare gli standard ambientali e sociali – Gli accordi su commercio e investimenti devono far rispettare e garantire gli standard di tutela dell’ambiente, delle comunità direttamente interessate, dei consumatori, dei lavoratori, della salute e dei servizi pubblici. Questi accordi devono consentire e garantire il miglioramento continuo di tali standard.
  6. Impatto della produzione – Gli accordi su commercio e investimenti stabiliscono distinzioni tra i prodotti a seconda di come vengono prodotti, raccolti o catturati. Prevedono meccanismi per prevenire impatti negativi dei sistemi di produzione su diritti umani, diritti sociali e ambiente. Gli accordi inoltre incoraggiano l’etichettatura e la tracciabilità di prodotti, servizi e investimenti.
  7. Accesso giusto ed equo alla giustizia – Gli accordi su commercio e investimenti devono rafforzare un trasparente, equo e giusto accesso alla giustizia e alla tutela giuridica. Gli investitori e le aziende devono rispettare i diritti del
    le comunità, dei lavoratori e l’ambiente. Le aziende non hanno diritti maggiori rispetto alle altre parti e devono risolvere le controversie sugli investimenti nei tribunali nazionali. Le norme e le politiche di pubblico interesse sono escluse dalle controversie
    sulla protezione degli investimenti.
  8. Cooperazione regolatoria – Gli accordi su commercio e investimenti riconoscono esplicitamente le regolamentazioni sociali e ambientali come misure di protezione necessarie, non come barriere agli scambi. Se gli accordi commerciali incoraggiano l’armonizzazione di standard sociali e ambientali esistenti e futuri, devono garantire che ciò avvenga in modo democratico e trasparente.
  9. Protezione delle economie del Sud del mondo – Gli accordi su commercio e investimenti tengono conto delle esigenze specifiche del Sud del mondo. Non possono essere imposti ai Paesi e alle comunità contro la loro volontà. Permettono misure di protezione del mercato per rafforzare le economie nazionali e regolamenti per tutelare la sovranità alimentare, la biodiversità e le differenze culturali. Norme e regolamenti riflettono la varietà di percorsi di sviluppo nei diversi Paesi e offrono flessibilità nelle policy, in particolare per i Paesi meno sviluppati, per la difesa dei popoli indigeni e dei diritti delle comunità.
  10. Valutazione indipendente – Gli accordi su commercio e investimenti e i testi della negoziazione sono soggetti a valutazioni d’impatto indipendenti, per la valutazione degli effetti sui diritti umani, l’ambiente e la protezione sociale.
    La società civile partecipa in modo significativo a tale valutazione. I risultati delle valutazioni d’impatto sono tempestivamente
    tenute in considerazione per influenzare mandati negoziali, negoziati in corso, o nella revisione degli accordi esistenti.

26 giugno 2017
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