L’accordo sul clima di Parigi è entrato in vigore oggi. L’intesa siglata a dicembre 2015 alla COP21 vincola i leader mondiali a limitare l’aumento delle temperature globali a 2°C rispetto ai valori pre-industriali, soglia fissata come punto di non ritorno dagli scienziati.

L’accordo è frutto di oltre 20 anni di trattative internazionali. A rendere più incisivo il trattato è la firma dei Paesi più inquinanti: USA e Cina. Anche le economie emergenti come l’India si sono impegnate a ridurre le emissioni di gas serra, decarbonizzando la produzione energetica.

La Cina sta aumentando rapidamente la fetta di energie rinnovabili nel mix energetico per mantenere fede ai suoi impegni e arginare la piaga sanitaria dell’inquinamento atmosferico. L’eolico cinese sta conoscendo un’espansione record. L’India sta spingendo sul fotovoltaico, a seguito della coalizione per l’energia solare siglata proprio alla COP21 di Parigi.

Ma tutti questi sforzi benché non siano vani probabilmente non basteranno a limitare l’aumento delle temperature globali. A lanciare il monito è l’UNEP, che in un recente report ha avvertito i leader globali sulla scarsa incisività delle attuali politiche climatiche.

L’organizzazione dell’ONU ha spiegato che gli impegni assunti alla COP21 di Parigi sono insufficienti a contenere l’aumento delle temperature a 2°C. Con gli attuali target sulla riduzione delle emissioni di gas serra le temperature aumenteranno di 3°C rispetto ai valori pre-industriali.

Secondo gli esperti dell’UNEP gli sforzi dei governi saranno insufficienti a limitare il riscaldamento globale perché la riduzione delle emissioni procederà di pari passo con l’aumento dei gas serra.

Entro il 2030 le emissioni di CO2 raggiungeranno la soglia di 54-56 gigatonnellate equivalenti all’anno, una cifra di gran lunga superiore alle 42 gigatonnellate che farebbero aumentare le temperature di oltre 2°C.

L’UNEP, pur riconoscendo l’impegno dei leader internazionali nella lotta ai cambiamenti climatici, ha invitato i governi a fare di più per evitare una tragedia dalle proporzioni immani:

Milioni di persone dovranno abbandonare le loro case per gli effetti dei cambiamenti climatici, soffriranno la fame, la sete, si ammaleranno e verranno coinvolte in conflitti per le risorse. Per colpa del riscaldamento globale assisteremo a migrazioni di massa.

A preoccupare l’UNEP è anche la natura non vincolante dell’intesa. L’accordo sul clima di Parigi è stato già ratificato dall’UE, dagli USA, dalla Cina e da diversi altri Paesi. Ciononostante pochi governi hanno messo a punto piani concreti per mantenere fede ai loro impegni. Inoltre la riduzione delle emissioni non è legalmente vincolante.

Gli occhi del mondo sono ora puntati su Marrakesh, dove la prossima settimana è in programma un vertice internazionale per discutere i punti dell’accordo. La speranza degli ambientalisti è che le nazioni firmatarie si presentino con piani concreti contro i cambiamenti climatici. Il meeting dovrebbe inoltre servire a convincere i Paesi che non hanno ancora ratificato l’accordo a ufficializzare i loro impegni.

Un barlume di speranza si è aperto nei giorni scorsi quando i Governi si sono impegnati a mettere al bando i clorofluorocarburi a partire dal 2019. Questi potenti gas serra se eliminati completamente ridurranno il riscaldamento globale di 0,5°C.

4 novembre 2016
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