L’accordo sulla riduzione delle emissioni di gas serra siglato da decine di leader alla COP21 di Parigi a dicembre del 2015 potrebbe entrare in vigore prima del previsto. A spingere per accelerare l’adozione dei nuovi obiettivi climatici sono gli USA e la Cina. Barack Obama intende anticipare la tabella di marcia per favorire un taglio ancora più netto delle emissioni e per obbligare un eventuale futuro presidente Repubblicano a rispettare l’accordo per almeno 4 anni.

Affinché l’accordo sul clima entri in vigore è necessario che sia firmato da 55 Paesi, responsabili di almeno il 55% delle emissioni globali di gas serra. La Cina, gli USA, il Canada e altri Stati minori si sono impegnati ad attuare i punti dell’accordo già a partire da quest’anno. Altri Paesi come l’India e il Giappone hanno invece bisogno di più tempo perché necessitano del parere del Parlamento.

Anche l’UE ha bisogno del via libera dei 28 Stati membri per poter rendere effettivo l’accordo. La Cina e gli USA dovranno dunque cercare l’appoggio di altri Stati per raggiungere la soglia del 55% delle emissioni necessaria a far entrare in vigore l’accordo.

A far parte della coalizione potrebbero essere l’India, il Messico, le Filippine e l’Australia. Il Costa Rica ha già dichiarato che adotterà l’accordo nel 2016, seguito dalla Repubblica di Palau, dalla Svizzera, dalle isole Fiji e dalle isole Marshall. Il 22 aprile prossimo in occasione dell’Earth Day 2016 i rappresentanti di oltre 150 Governi si riuniranno a New York per firmare l’accordo nel corso di una cerimonia simbolica.

Per contenere l’aumento delle temperature al di sotto della soglia dei 2°C e decarbonizzare l’economia globale entro la fine del secolo occorre però ben più di un impegno simbolico. A ricordarlo è stata il ministro dell’ambiente canadese Catherine McKenna:

Non possiamo adagiarci sugli allori, firmare l’accordo durante l’Earth Day e tornarcene a casa. Siamo fermamente intenzionati a farlo entrare in vigore il prima possibile.

L’accordo potrebbe entrare in vigore già nel 2016 o nel 2017 grazie all’omissione di una clausola nel testo finale. Inizialmente i leader avevano fissato la data di entrata in vigore al 2020, ma la Francia ha omesso deliberatamente di inserirla nel documento conclusivo. Un’omissione passata inosservata agli altri leader che potrebbe fare la differenza, accelerando la lotta ai cambiamenti climatici.

19 aprile 2016
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