Lavorare più di 48 ore a settimana aumenta il rischio di abusare di alcol. Un rischio crescente secondo i ricercatori del Finnish Institute of Occupational Health, che sottolineano come siano ormai molti i lavori che richiedono un numero di ore superiore a quello indicato.

Il prolungarsi dell’orario di lavoro porterebbe, spiegano i ricercatori, i soggetti a superare il limite indicativo in merito al consumo di alcol: 14 “drink” per le donne e 21 per gli uomini. Oltrepassando questo livello di assunzione settimanale si verificherebbe un aumento evidente nel rischio di sviluppare patologie, alcune delle quali potenzialmente mortali, come ictus, malattie cardiovascolari, patologie epatiche, tumori e disturbi mentali.

La Prof.ssa Marianna Virtanen e colleghi hanno analizzato i profili di 333.693 individui provenienti da 14 differenti Paesi, coinvolti in un totale di 18 studi precedentemente svolti. Il primo dato estratto dall’analisi delle abitudini lavorative e sociali dei soggetti è stato quello relativo al rapporto tra consumo di alcol e orario lavorativo: chi lavorava più a lungo aveva in media l’11% di probabilità in più di diventare un forte consumatore di alcolici rispetto agli altri.

Dall’analisi condotta i ricercatori finlandesi hanno notato come nei soggetti che lavoravano tra le 49 e le 54 ore a settimana il rischio risultasse superiore del 13% rispetto a chi ne lavorava tra le 35 e le 40, percentuale pari al 12% per quanto riguarda coloro che lavoravano oltre le 55.

Particolare attenzione suggerisce infine la Prof.ssa Virtanen in merito alla possibile connessione tra lavoro e consumo di alcol:

Il luogo di lavoro è un importante fattore nella prevenzione dei consumi scorretti di alcol, perché più di metà della popolazione adulta dispone di un impiego.

Ulteriori ricerche sono necessarie per stabilire se iniziative preventive contro il rischio derivato dall’alcol possano trarre o meno benefici da un’informazione svolta durante l’orario di lavoro.

15 gennaio 2015
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