L’abbronzatura potrebbe provocare dipendenza come una droga. A lanciare l’allerta i ricercatori statunitensi del Massachusetts General Hospital e della Harvard Medical School, secondo i quali l’organismo umano svilupperebbe tale rapporto attraverso l’esposizione ai raggi UV.

Responsabili del rapporto di dipendenza da abbronzatura sono le endorfine, che vengono rilasciate dall’organismo in seguito all’esposizione ai raggi UV. I risultati sono stati ottenuti mediante uno studio non direttamente condotto sull’uomo, ma in laboratorio su un gruppo di topi.

Ai piccoli roditori è stata rasata la schiena e somministrata in seguito per sei settimane una dose giornaliera di luce solare, equivalente a un tempo per l’uomo di 20-30 minuti di esposizione.

Già al termine della prima settimana i livelli di beta-endorfina è risultato incrementato rispetto alla norma. Quando ai topi è stato somministrato un farmaco inibente la risposta oppiacea l’organismo ha mostrato una risposta analoga a quella evidenziata nei soggetti che sperimentano una crisi d’astinenza da droga.

Un meccanismo naturale quello di ricercare l’esposizione alla luce del Sole per ottenere vitamina D, ma che sembra possa in alcuni casi condurre verso eccessi pericolosi per la salute. È bene quindi ricordarsi di scegliere ad ogni “bagno di Sole” la giusta protezione per la pelle ed evitare le ore più a rischio della giornata (tra le 11 e le 15).

L’abbronzatura non deve essere necessariamente un male, malgrado i toni forse un po’ allarmistici dello studio. Restano però importanti alcune basilari regole di comportamento onde evitare eccessi, tenendo poi a mente possibili fonti alimentari di vitamina D come il pesce e le uova.

23 giugno 2014
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