Una ricerca recente, pubblicata sulla rivista specializzata Frontiers in Ecology and the Environment, avrebbe confermato che l’abbattimento dei grandi predatori, come orsi, lupi e grandi felini, non condurrebbe a miglioramenti per la sicurezza del bestiame. Al contrario, la situazione ricadrebbe sugli animali di affezione. I metodi messi in atto sono diversi, ad esempio quelli letali che comportano la morte dei predatori attraverso avvelenamento, esche, trappole e caccia. La diminuzione degli attacchi alle greggi e al bestiame è circoscritta nel tempo e quindi solo temporanea, questo abbattimento porterebbe invece seri danni agli animali domestici. Oppure con metodi meno invasivi come l’impiego di cani da protezione, ma anche recinzioni elettriche o dissuasori come il nastro segnaletico, che nel tempo hanno prodotto risultati migliori

A fronte di questi risultati, condotti sia in America che in Europa oltre che Africa e Asia, gli scienziati hanno chiesto alle autorità competenti di bloccare l’abbattimento di massa, virando la scelta verso soluzioni più sobrie e rispettose. Sia per la preservazione di alcune specie, che potrebbero anche rischiare l’estinzione, sia per proteggere gli animali domestici da attacchi e uccisioni. Questa ricerca incide oggi sulle decisioni che si stanno prendendo in Italia e Svizzera, per quanto riguarda le normative che regolano la caccia e, in particolare, l’abbattimento preventivo dei lupi. Le consultazioni in merito, che in Svizzera hanno aperto le danze intorno al 24 agosto, potrebbero ricadere sull’esistenza dei lupi ma anche estendersi ad altre specie. Gabor von Bethlenfalvy, esperto di grandi predatori per il WWF Svizzera ha dichiarato:

È preoccupante vedere che la politica sia così sotto pressione da singoli interessi e quanta poca considerazione dedichi alle esperienze pratiche e agli studi basati su dati scientifici. Non solo si accettano i metodi bellicosi ma addirittura si incoraggiano.

Il WWF, inoltre, ricorda che molti esemplari che vivono nelle zone alpine sono perennemente sotto pressione e in pericolo soppressione, proprio per arginare la problematica legata agli attacchi. Ma l’uccisione casuale dei lupi, ad esempio, potrebbe creare una decimazione pericolosa oltre che uno squilibrio interno al gruppo e ai singoli nuclei familiari.

26 settembre 2016
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mexsilvio , venerdì 21 ottobre 2016 alle19:28 ha scritto: rispondi »

ricerca falsa ..!!! sono qualche migliaio di anni che l'uomo uccide i predatori , discutibile e da evitare e' l'uso di esce avvelenate ..???? cose da delinquenti , non da pastori ..!!!! rimane comunque altri problemi irrisolti ..!!! i cani randagi che diventano selvatici , e che attaccano mortalmente anche l'uomo .....!!!!! e da non sottovalutare e' la crescita negli ultimi secoli del triplo della popolazione mondiale , con conseguente aumento degli allevamenti di bestiame ..!!!

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