Una tragedia nella tragedia. È quella che ha colpito gli animali di Fukushima, rimasti abbandonati nella zona contaminata intorno alla centrale, una fascia di 30 chilometri di raggio in cui possono entrare solo pochissimi veicoli. Per mettersi in salvo, i proprietari sono fuggiti, lasciando inevitabilmente le bestie contaminate a morire di stenti.

I numeri sono significativi: tremila bovini, trentamila maiali e 600mila polli, oltre a un numero imprecisato di animali domestici. I primi a cedere alla fame e alla sete sono stati polli e galline, quasi tutti già morti. Anche mucche e vitelli sono ormai allo stremo, resistono solo quelli ospitati in fattorie provviste di distributori automatici di acqua e foraggio. Secondo le stime delle autorità giapponesi, inoltre, anche il 70% dei maiali non è più in vita, così come il 60% di tutto il bestiame della zona.

Purtroppo, anche il destino dei pochi animali ancora in vita sembra segnato. Ai proprietari degli allevamenti, infatti, è stata negata l’autorizzazione a tornare nelle proprie fattorie per portare in salvo le bestie o, almeno, praticare loro l’eutanasia. Troppo alti, infatti, i livelli di radioattività, che nell’acqua del mare ha raggiunto un valore pari a 2,2 volte il limite massimo ammesso per le acque di scarico delle stesse centrali nucleari. A 30 chilometri dalla centrale nucleare è stata rilevata, sempre nell’acqua marina, una concentrazione di Iodio131 di 88,5 becquerels per litro, il valore più alto registrato dall’inizio della crisi.

In una situazione del genere, le condizioni degli animali rappresentano, purtroppo, una preoccupazione secondaria. Non molti, dunque, hanno osato violare le restrizioni imposte dalle autorità e sono entrati nella zona interdetta per portare in salvo i loro cani. I pochi che l’hanno fatto, rischiano pesanti ripercussioni sulla propria salute.

29 aprile 2011
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I vostri commenti
Marconennio, venerdì 29 aprile 2011 alle14:20 ha scritto: rispondi »

gli farrei mangiare a chi vuole il nucleare .

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